lean start-up

Lean start-up: metodologia, come funziona e nuovo modello

La metodologia Lean start-up è senz’altro uno degli alleati più validi per ogni startupper. Ma da chi è stata creata, come funziona, perché scegliere l’approccio lean e quali sono i modelli a cui riferirsi?

Noi di The Startup Canvas abbiamo preparato questa guida per darti quante più informazioni possibili su un argomento molto sentito: approcciare bene alla Lean start up significa abbattere di molto il rischio fallimento.

Eric Ries e la metodologia lean start-up

La metodologia lean start-up è stata teorizzata per la prima volta da Eric Ries, giovane imprenditore americano che a poco più di 40 anni ha all’attivo due libri che sono diventati dei veri e propri punti di riferimento all’interno dell’ecosistema startup. Parliamo di “The Lean Startup” e “The Startup Way”.

Cos’è una startup?

Eric Ries si è rifatto al modello “Lean Manufacturing“, ideato alla Toyota negli anni ’70. Partendo da questo presupposto ha ideato un modello lean che calza a pennello sulle startup.

Ma cos’è una startup? Secondo Ries si tratta di: “un’istituzione umana progettata per creare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza“.

La metodologia lean start-up, insomma, si adatta a tutte le aziende, purché abbiano caratteristiche tipiche di una startup:

  1. innovazione
  2. incertezza (caratteristica diretta conseguenza della prima proprietà)

Cos’è l’approccio lean?

Uno dei tanti motivi che portano al fallimento di una start up è un’errata valutazione rispetto al prodotto o servizio proposto. Tanti startupper sono convinti di avere tra le mani l’idea del secolo, che il mercato non vede l’ora di abbracciare.

Le conseguenze di un atteggiamento del genere sono in molte occasioni devastanti: mesi e mesi persi a cercare di trasformare l’idea in prodotto concreto, che, una volta approdato sul mercato, non impatta sul target.

I problemi più comuni in questo senso sono:

  • Prodotto uguale ad altri presenti sul mercato
  • Pricing errato
  • Funzionalità non in linea con quanto i potenziali clienti si sarebbero aspettati
  • Problemi di affordance

È proprio qui che interviene l’approccio lean, che in sintesi prevede tre step (Creazione / Misurazione /Apprendimento) che sono poi esplosi in 4 fasi:

  1. Lo sviluppo di un MVP (Minimum Viable Product). Ovvero una versione prototipo del prodotto vero e proprio, dotato cioè delle caratteristiche minime.
  2. Il lancio del MVP
  3. La raccolta di feedback da parte dei clienti
  4. L’adattamento del prodotto alle esigenze dei clienti, con la rimozione dei difetti che non consentono di ottenere una soddisfacente customer experience

Qui una breve spiegazione video di che cosa è un MVP in 2 min, con le video pillole di Massimo Ciaglia presenti nel suo video blog.

Grazie all’approccio Lean, la start up riesce a migliorare sia il processo produttivo, eliminando così aree superflue  e incrementando la sostenibilità, che il prodotto in sé. Da un lato l’azienda e il suo team lavorano meglio, dall’altro la customer experience risulta notevolmente migliorata.

In poche parole, si tratta di un modello puramente empirico, che sfrutta l’esperienza sul campo per arrivare al livello successivo.

I 5 perché

A supporto della metodologia lean start-up c’è la tecnica nota come i 5 perché (O “five whys”). Sviluppata da Sakichi Toyoda e utilizzata all’interno della Toyota Motor Corporation.

La tecnica dei 5 perché prevede che per ogni problema vengano specificate, a scalare, 5 motivazioni che consentono di arrivare fino alla radice del problema.

Ad esempio:

Perché il servizio di pasti a domicilio oggi non sta funzionando come dovrebbe e stiamo ricevendo numerose lamentele a causa di continui ritardi?

  1. abbiamo pochi mezzi a disposizione
  2. il 15% dei mezzi stamani aveva la batteria scarica
  3. ad un controllo è stato verificato che tutti avevano la cinghia dell’alternatore rotta
  4. le cinghie non sono state sostituite
  5. non è stata effettuata manutenzione (radice del problema)

Ovviamente si tratta di un mero esempio, ma, sebbene criticata per il suo approccio considerato troppo elementare, la tecnica dei 5 perché può essere molto utile nel percorso che porta l’MVP a diventare un prodotto vero e proprio e, più in generale, nel migliorare i processi produttivi di una start up.

The Startup Canvas e la metodologia Lean

La metodologia Lean prevede 5 principi base

  1. si tratta di un modello adatto a ogni start up
  2. uno startupper è anche un manager che deve fare i conti con condizioni di grande incertezza
  3. l’approccio è sperimentale
  4. (dunque) si lavora per tentativi e aggiustamenti e dunque con fasi di creazione /misurazione / apprendimento
  5. l’obiettivo è innovare

Proprio ai principi Lean Startup si è ispirato The Startup Canvas, il primo framework dedicato alle Startup.

Guarda la lezione in cui Massimo Ciaglia spiega come compilare The Startup Canvas

Qui rer approfondire il video corso gratuito su come compilare i canvas per startup, seguendo le successive lezioni.

The Startup Canvas è il canvas per modellare le startup attraverso 12 blocchi (3 in più rispetto ai canvas tradizionali) che analizzano ogni aspetto del processo di costruzione e scale up.

Vuoi scaricarlo anche tu andando andando a modellare la tua startup? Scarica da qui il canvas.

Ti ricordo che il 7 giugno abbiamo organizzato The Startup Canvas Experience, un project work strutturato proprio per modellare la tua startup con The Startup Canvas in cui verrai aiutato direttamente da Massimo Ciaglia.

L’evento è gratuito, ma riservato solo a 10 iscritti.

Vuoi saperne di più?

lean canvas

Canvas per startup: Lean Canvas e The Startup Canvas

I canvas per startup forniscono la struttura del business model, comunicano in maniera diretta ed efficace i principi cardine intorno a cui ruota l’azienda, sono uno strumento indispensabile per ogni startup. In questo articolo ti forniamo un confronto fra due canvas per startup tra i più noti: Lean Canvas e The Startup Canvas.

Lean Canvas

Il business plan è un documento che gli investitori ti fanno scrivere. E che poi non leggono“.

Il problema che scorre lungo la frase dell’imprenditore americano Steve Blank e autore di Lean Startup fa bene intendere perché le aziende hanno avuto, hanno e avranno necessario bisogno dei Canvas. Uno dei più noti, il Business Model Canvas, ha avuto l’indubbio merito di andare a sostituire il business plan, documento su cui spesso gli imprenditori e i loro team perdevano (troppe) ore del loro tempo.

Tuttavia strumento indispensabile per accedere a fondi e finanziamenti.

Il Business Model Canvas, strumento a pagina unica a 9 blocchi facilmente leggibile ideato nel 2004 da Alexander Osterwalder, poteva però essere migliorato? Siamo nel febbraio 2012 quando Ash Maurya manda alle stampe il libro running lean, in cui teorizza il Lean Canvas.

Differenza tra BMC e Lean Canvas

Il Business Model Canvas è stato ideato pensando alle aziende già presenti sul mercato e alla risoluzione di un problema: oltre alla sintesi, offre uno strumento grazie al quale il business plan può essere facilmente aggiornato.

C’è un però. Prima del Lean Canvas le aziende non presenti sul mercato (aka startup) non riuscivano a compilare le 9 caselle del template (ovvero segmenti di clientela; proposta di valore; canali di vendita; relazioni con i clienti; ricavi; risorse chiave dell’azienda; attività chiave; partner chiave; struttura dei costi per risorse, attività e partner)

Lo strumento ideato da Ash Maurya sul modello creato da Eric Ries rappresenta una piccola rivoluzione del settore perché guarda alle startup attraverso una modifica delle voci dei 9 blocchi. Una novità semplice, quanto geniale. I 9 blocchi del template sono:

  1. Problemi e alternative esistenti: il blocco è stato creato in maniera tale da contenere da uno a tre problemi che il prodotto/servizio. Ci si concentra anche sulle soluzioni già presenti sul mercato
  2. Segmenti Clienti: l’accezione qui è diversa. Si parla infatti di early adopter. Ovvero: chi immagini siano i tuoi primi clienti?
  3. Proposta di valore: così come nel BMC, anche il modello Lean Canvas reca questa voce al centro. Perché un cliente dovrebbe acquistare proprio il tuo prodotto?
  4. Soluzioni: quali sono le soluzioni che la tua idea di business offre ai problemi individuati?
  5. Metriche: gli strumenti chiave utilizzati per misurare le prestazioni dell’azienda
  6. Canali: in che modo pensi di raggiungere i tuoi clienti? Mail, blog, spot tv possono essere alcune delle risposte
  7. Costi: i tuoi costi fissi e costi variabili
  8. Entrate: anche in questo caso devi considerare il prezzo a cui stai pensando di vendere il prodotto
  9. Vantaggio competitivo: hai un vantaggio rispetto ai competitor? Quale? Maurya ha sottolineato che all’inizio questa casella potrebbe essere lasciata vuota, ma senz’altro dovrai pensare a questo aspetto.

Nel caso tu abbia uno o più dubbi rispetto al riempimento di queste caselle, allora probabilmente un programma di incubazione startup è ciò che fa per te.

 

 

template lean canvas

 

The Startup Canvas

The Startup Canvas è frutto di oltre 25 anni di esperienza nel settore ed è stato ideato da Massimo Ciaglia, CEO di Grownnectia e mentor per startup. Se il Lean Canvas ha segnato un passo importante per aver guardato per la prima volta alle specifiche esigenze degli startupper, The Startup Canvas è il primo template ideato e realizzato in ottica lean e che disegna un modello circolare, volto alla crescita continua.

Differenze tra The Startup Canvas e Lean Canvas

I bisogni delle startup di oggi sono diverse da quelle di qualche anno fa. Con questo presupposto, The Startup Canvas implementa il modello di Ries e Maurya integrando nuovi blocchi, come quelli afferenti alle strategie di Fund Raising, l’Intellectual Property, la Traction. Le caselle sono in totale 12, divise in tre sezioni: l’idea di business, la strategia, l’execution.

L’idea alla base è che non esista un modello di business, ma il Tuo modello di business.

The Startup Canvas, inoltre, si fonda su tre considerazioni:

  • volente o nolente, una startup si determina in condizioni di incertezza. È un dato di fatto che bisogna accettare e a cui dare risposte
  • tutt’oggi il tasso di fallimento delle startup è elevatissimo e si attesta tra l’80 e il 90%
  • la parola d’ordine per una startup è Strategia. Non averla significa condannarsi alla quasi certezza del fallimento

Infine, è caratterizzato da:

  • Approccio Lean: snellimento volto all’ottimizzazione dei risultati attraverso la minimizzazione degli sprechi e la massimizzazione dell’efficienza
  • Verticalità: uno strumento pensato appositamento per le startup
  • Template in 3 fasi: business/strategia/esecuzione

Cosa accomuna The Startup Canvas e Lean Canvas

Entrambi i framework guardano alle startup, incoraggiano un approccio strategico, invitando gli imprenditori ad avere una prospettiva di ampio respiro. Si tratta per questo di due strumenti preziosi.

Sei interessato a The Startup Canvas? Scaricalo subito!

incubatori startup milano

Incubatori startup Milano: la guida aggiornata

Se sei in cerca d’incubatori startup Milano, probabilmente avrai notato la presenza di varie soluzioni per accompagnare il tuo percorso da startupper.

Infatti, incubatori e acceleratori svolgono un ruolo importante nell’ecosistema startup. Una città viva e giovane come Milano, quindi, a maggior ragione è ricca di queste attività. Milano è la capitale economica italiana e propone molti acceleratori e incubatori che svolgono un ruolo molto importante sia per la città stessa che per l’intero ecosistema startup italiano.

I numeri parlano chiaro: con 41 fra incubatori e acceleratori, un numero altissimo che fa guadagnare a Milano il soprannome di “startup city”.

Quale percorso si deve seguire per perseguire la realizzazione di una startup?

Gli incubatori startup Milano possono essere simili in alcuni aspetti agli acceleratori, ma si distinguono per alcuni fattori.

Ci si rivolge a un incubatore, infatti, quando la startup non ha ancora avviato l’impresa o è nelle fasi iniziali, ovvero le fasi pre-seed. Il ruolo degli acceleratori è invece più incentrato sullo sviluppo di nuove aziende già esistenti, che intendono fare raccolta fondi e puntare a scalare o affrontare a breve il mercato.

Gli incubatori startup Milano e gli acceleratori fanno parte di una rete di supporto all’ecosistema startup. La partecipazione ad un programma di incubazione è infatti accompagnabile, successivamente, alla partecipazione a programmi di accelerazione.

Incubatori e acceleratori quindi forniscono competenze, dedicano tempo agli incontri con le startup,  e supportano la nascita e la crescita delle imprese in vario modo.

Il supporto ricevuto crea sicuramente dei benefici rispetto al pericoloso e poco proficuo sistema fai da te.

Incubatori startup Milano, i benefici dei programmi d’incubazione

L’incubazione d’impresa è un processo vasto che spazia dalla scelta dell’MVP, il prodotto iniziale sul quale puntare, a molti altri aspetti.

Fra gli aspetti che si possono approfondire partecipando a un programma d’incubazione ci sono:

In pratica, il beneficio di partecipare ai programmi degli incubatori startup Milano è quello di poter validare e costruire il proprio business senza commettere errori e accelerando i tempi.

Grazie al supporto dato dall’incubatore, infatti, la startup può velocemente risolvere le problematiche tipiche dell’avvio d’impresa, concentrandosi soprattutto sulla definizione di un modello di business e di un concept vincente.

L’incubatore ha soprattutto un ruolo importante nell’accompagnare la startup nel processo di validazione con programmi appositi, come nel caso di Pay4Growth Validation di Grownnectia.

Incubatori startup Milano, l’importanza di validare l’idea

La validazione è il passaggio chiave che permette di trasformare un’idea in startup. Tramite questo processo si verifica, con sondaggi e altre tecniche, la presenza di una domanda sul mercato per il prodotto o servizio che si intende proporre. Ciò permette di capire se l’idea ha un senso o se è il caso di pivotare su altro. Inoltre, la procedura di validazione, eseguita seguendo le dritte degli incubatori di startup, può farti evitare di avere un bel problema a livello economico, in caso la tua idea si rilevasse totalmente inadeguata al mercato.

Validare la propria idea, il product market fit e costruire l’MVP, sono quindi processi da non trascurare, anche perché stanno alla base di quello che sarà il business plan.

E come tutti sanno, più il business plan è dettagliato, studiato e credibile, più la startup ha possibilità di crescita attraendo investitori!

Scopri di più sui programmi Pay4Growth

Grownnectia è un acceleratore startup, con una sede in città e un programma d’incubazione al passo con i tempi, che si incentra sulla validazione dell’idea.

L’importanza di validare un’idea di business è comprovata dai risultati.

Maggior impegno si dedica in questa fase, minor bisogno ci sarà di effettuare correzioni al proprio business in futuro. È proprio in questa fase, infatti che si fanno scelte precise e si gettano le basi del successo di un’impresa.

Grazie al supporto di mentor e advisor esperti, con il programma Pay4Growth Validation puoi raggiungere i tuoi obiettivi in minor tempo, formando te e il tuo team e muovendo passi decisi e corretti nella costruzione finale della tua impresa.

Inoltre, come ogni programma d’incubazione che si rispetti, e similmente a quanto accade per i percorsi di accelerazione di Grownnectia, la tua startup può conoscere al termine del percorso investitori e fondi, facenti parte di un network consolidato.

Per scoprire ancor più in dettaglio in cosa consiste il nostro programma d’incubazione, consulta la pagina dedicata al percorso.

Se invece necessiti di capire di cosa effettivamente la tua startup ha bisogno

acceleratore per startup

Acceleratore per startup, è la scelta giusta?

Spesso, parlando del mondo delle startup c’è la tendenza a fare confusione fra incubatore e acceleratore per startup.

Per i neo imprenditori che hanno un’idea da proporre sul mercato è bene avere chiara la distinzione fra le funzioni d’incubazione e accelerazione.

Infatti, entrambi sono percorsi proficui, che portano da una semplice idea a mettere in campo in maniera completa un progetto di business, creando una nuova azienda.

L’incubatore, si occupa, in fase seed, della validazione del progetto di business.

Programmi come Pay4GrowthValidation di Grownnectia propongono ad esempio di validare la propria idea di business gettando le basi della struttura aziendale su The Startup Canvas.

L’acceleratore per startup invece, si sovrappone al percorso d’incubazione nella parte finale.

È il caso dei programmi Pay4Growth Pre seed e Traction di Grownnectia.

In questa fase, che va dal pre-seed all’early stage, la startup trova in mentor, advisor e consulenti esperti tutto il supporto necessario per sviluppare il proprio business.

L’acceleratore startup quindi permette a una nuova impresa di:

  • avere un piano economico finanziario credibile e basato su dati empirici
  • avere un business plan completo in ogni sezione da proporre agli investitori. Questo documento ha inoltre una funzione di programmazione interna. Vedi qui un esempio business plan funzionale e chiaro.
  • prepararsi a bandi e startup competitions
  • avere contatti con gli investitori (spesso sono gli acceleratori startup stessi a presentare la startup ad un network di investitori)
  • preparare campagne di fund raising, ad esempio tramite equity crowdfunding
  • essere seguiti da mentor dedicati e da professionisti del settore che hanno già scalato più volte il mercato e realizzato delle exit

In generale quindi, l’acceleratore per startup permette ai founder e ai membri del team di una nuova realtà aziendale di passare dall’idea a creare una vera e propria startup, pronta ad aggredire il mercato di riferimento.

Ma perché tutto questo è necessario?

Vediamo adesso di capire perché la partecipazione a un programma di accelerazione può considerarsi una scelta giusta per sviluppare il tuo business.

Un programma di accelerazione è la scelta giusta per la tua startup?

Gli acceleratori per startup sono pensati per le startup che hanno già un MVP che è stato in qualche modo convalidato. Ciò potrebbe significare che il prodotto/servizio base dal quale il business parte può aver già dei clienti oppure, nel caso di un servizio online su piattaforma, un primo gruppo di utenti iscritti.

L’accettazione di una startup da parte dell’acceleratore è vincolata quindi alla qualità del percorso di validazione effettuato. Questa selezione è dovuta alla necessità di concentrare risorse (mentor per il tutoraggio e la formazione) e spazi fisici (laddove messi a disposizione) al fine di seguire al meglio le startup più promettenti.

Uno svantaggio da calcolare può essere la richiesta da parte degli acceleratori di quote in equity in cambio dell’erogazione del programma. Questa cosa può far storcere il naso ad alcuni founder, spaventati dallo spettro di perdere il controllo sul proprio business. Per altri invece può semplicemente apparire come un’opportunità.

In ogni caso, esistono anche programmi equity free, come quelli proposti da Grownnectia che permettono di accelerare la startup in un breve lasso di tempo, tre mesi, senza pensare ad altro che compiere al meglio i passi necessari per approdare in modo vincente sul mercato.

In generale, quindi, affidarsi a un acceleratore per startup risulta una scelta giusta e risolutiva per il lancio di un nuovo business.

Controindicazioni del partecipare a programmi di accelerazione

Le controindicazioni sono poche, e possono riguardare:

  • Founder neoimprenditori con idee non validate
  • Startup con team ancora non formati
  • Startup che cercano ancora di definire il prodotto o servizio da proporre

In queste situazioni, è preferibile affidarsi a un percorso d’incubazione, perché gli incubatori lavorano per aiutare a formulare un modello di business e un team stabile nel tempo, validando l’idea e individuando l’MVP.

Viceversa, gli acceleratori sono anche adatti alle startup pronte per la scalabilità che necessitano traction, per crescere ed affermarsi ancor di più dopo il primo lancio del prodotto sul mercato.

Acceleratore per startup, approfitta dei vantaggi

Una volta scoperti i vantaggi del partecipare a programmi di accelerazione per startup, è il momento di passare all’azione.

Ciò può avvenire partecipando ad esempio ai percorsi citati dell’acceleratore per startup di Grownnectia.

Il vantaggio principale che otterrai è quello di partecipare a un programma di accelerazione già ben rodato e che ha portato molte startup ad avere successo nella raccolta fondi, e nello sviluppo di un business scalabile e vincente.

Con questi programmi senza partecipazioni in equity la startup resta di tua proprietà, e puoi rientrare dall’investimento in modo veloce e tangibile.

Scopri i programmi di accelerazione brevettati Pay4Growth Pre-Seed e Traction.

Puoi applicare a questi percorsi e dare slancio e propulsione alla tua attività imprenditoriale.

Se invece desideri avere informazioni più dettagliate sull’attività di un acceleratore per startup, puoi sempre contattare il nostro team per programmare al meglio la tua attività.

Come?

piano economico finanziario

Piano economico Finanziario, cos’è e consigli per come strutturarlo

Il piano economico finanziario è una parte imprescindibile della realizzazione di un business plan ben strutturato. Ogni startup nel business plan, infatti, deve indicare come intende operare a livello economico. Questa previsione va oltre un semplice calcolo di possibili entrate e uscite.

La realizzazione di un piano economico finanziario puntuale e credibile è di vitale importanza per conferire professionalità al tuo business plan, facendo apparire autorevole la tua startup davanti agli occhi degli investitori.

In particolare, il piano economico finanziario, si sofferma sulla realizzabilità del tuo progetto di business. Il tutto definendo gli investimenti per l’avvio dell’attività, elaborando un piano di finanziamento per le attività della startup e indicando le fonti da cui si intende attingere.

Oltre a questo, nella parte centrale del piano economico finanziario si indica la redditività del business in futuro, con la programmazione dei ricavi e dei costi previsti nei primi anni di attività.

Per rendere inoltre credibile e realistico quanto inserito a livello di dati in questa vitale sezione del business plan, dovrai inserire un commento che spieghi i criteri adottati per ricavare i dati inseriti.

Inoltre, col passare del tempo, di 6 mesi in 6 mesi nel caso di una startup, è fortemente consigliato aggiornare i dati previsionali in base a nuovi calcoli, basati anche sull’evoluzione della startup.

Ad esempio, in caso siano aumentati i dipendenti o si siano modificati i servizi/prodotti da lanciare sul mercato, è necessario un aggiornamento anche delle previsioni di spesa e di entrata.

Come fare un financial plan efficace

I meno esperti potrebbero impaurirsi davanti all’impresa di dover redigere questa parte che è il cuore del Business Plan. In realtà, senza improvvisare, è possibile partire da una bozza di piano economico finanziario semplice e poi, seguendo i giusti consigli, scendere nel dettaglio.

Il primo passo per la creazione di un piano economico finanziario è lo sviluppo di un report dettagliato dei flussi di cassa della tua startup. Infatti, stabilire quanti soldi escono e quanti entrano è il primo passaggio chiave.

Tuttavia, per avere un’idea d’insieme del quadro economico finanziario riguardante la tua startup, ciò non basta.

Ci sono molti aspetti fondamentali da affrontare nel piano economico finanziario che dovranno indicare una visione economica da 1 a 3 anni (5 anni in alcuni casi specifici).

Queste informazioni generali riguardano presupposti generali, previsioni di vendita, costi di avvio e gestione, stipendi, contratti e requisiti di finanziamento.

​Piano economico finanziario: che consigli seguire

Il piano economico finanziario, dicevamo, mette in luce dicevamo il lato economico della tua nuova attività. Per questo, nel preparare il documento ti consigliamo di porre l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali.

Ecco quali sono le nostre raccomandazioni:

  • Sii preciso nelle previsioni in termini di profitti, perdite, vendite e flussi di cassa
  • Inserisci previsioni di bilancio, specie nel caso di attività complesse (tenendo sempre conto del settore nel quale la tua startup intende operare).
  • Indica le ipotesi alla base delle previsioni, armonizzando quanto affermato in questa sezione con quanto scritto nel resto del business plan
  • Inserisci previsioni realistiche, facendo particolarmente attenzione nel caso in cui la tua nuova startup intenda imporsi in nuovi mercati.
  • Indica quali risorse puoi dedicare alla vendita, che tipo di feedback economico ti aspetti dai clienti e quanto tempo pensi sia necessario per l’engagement dei clienti.
  • Monitora le tendenze generali dei numeri storici e di previsione valutando se sono credibili. Valuta al contempo l’eventualità di problemi e ritardi
  • Usa scenari “what-if”. Ad esempio, valuta cosa prevedi di fare in caso di calo delle vendite o di altri problemi a livello di entrate.
  • Inserisci previsioni finanziarie dettagliate in un’appendice finale dedicata

Questi consigli guida sono i più funzionali per la redazione di un piano economico finanziario preciso e dettagliato, che affini quanto scritto nella prima bozza.

Piano economico finanziario con gli esperti Grownnectia

Se dopo questa full immersion hai ancora domande (cosa normalissima), non perdere tempo e chiarisci subito i tuoi dubbi chiedendo ad un esperto.

Infatti, chiedere aiuto è un atto di professionalità che dimostra voglia di far bene, oltre ad aprirti nuove strade grazie alla conoscenza di esperti in materia.

Affidandoti a un esperto puoi ottenere grandi risultati in un tempo ridotto, dedicandoti così agli altri aspetti inerenti al lancio della tua attività.

Per redigere un financial plan convincente, che possa farti ottenere i fondi di cui hai bisogno dagli investitori, Grownnectia è sempre al tuo fianco.

Una supervisione da parte di un team di esperti, come quello che segue la redazione del business plan per le nostre startup, è sempre consigliabile. Sia che tu abbia dimestichezza con le tematiche economico finanziarie, che in caso necessiti di capire le basi del financial plan, affidati a un team esperto e capace di farti raggiungere gli obiettivi.

Se vuoi approfittare del miglior servizio per redigere un financial plan a prova d’investitori, puoi quindi seguire il servizio dedicato alle startup e alle imprese di Grownnectia.

Confrontati con esperti e prepara un piano economico finanziario autorevole ed efficace per il tuo business plan. Crea solide basi per il tuo successo!

 

Canva Business Model

Canva Business Model, preparati al successo

Come iniziare a fare impresa col piede giusto

Per partire con il piede giusto con la tua impresa, non puoi esimerti dal fare un’accurata pianificazione, in questa fase il Canva Business Model rappresenta il tuo “miglior amico”. Giusto per precisare è più corretta la forma Cavas.

Perché è importante il Canva Business model?

Il Canva Business Model, come vedremo, parte da una ricerca teorica per rappresentare graficamente e in modo pratico un progetto di business. Precisamente, il progetto d’impresa di una startup, ovvero un’attività inedita sul mercato.

Siccome la creatività è alla base dell’essere imprenditori, il business model canva è quanto di più vicino ci possa essere al lato artistico di ogni imprenditore.

La rappresentazione grafica, infatti, come il nome stesso evoca, ricorda fortemente il disegno sulla tela.

Su questo canva puoi disegnare il tuo piano d’azione, tirando fuori il tuo sogno nel cassetto e facendolo diventare qualcosa di concreto.

Che cos’è il Canva Business Model

Il Canva Business Model, presentato al mondo nella sua versione iniziale da Alexander Ostelwalder, è uno strumento di business design strategico che sfrutta il linguaggio visuale per creare e sviluppare modelli di business funzionanti.

Nota bene però, il Canva Business Model non è il Business Plan. Un Business Plan, infatti, si incentra sugli aspetti economico-finanziari e di marketing della tua impresa in dettaglio, oltre a essere un documento principalmente pensato per attori esterni (investitori).

Il Canva Business Model è quindi il documento interno di partenza, dove una persona o tutto il team iniziale di una startup può apportare idee. Già in questa fase, chiamiamola di “brainstorming”, è però necessario compiere scelte importanti, dalle quali non si potrà poi tornare indietro. Essendo questo documento una sorta di “startup della startup”, rappresenta la base dalla quale prenderanno forma tutti gli aspetti del tuo futuro business.

Proprio in quest’ottica di pianificazione, anno dopo anno il Canva Business Model è andato modificandosi, sino ad arrivare ad un documento come The Startup Canvas, ideato e pensato per rispondere in maniera funzionale ai bisogni della startup che intendono non commettere errori e puntare al successo da subito.

Le evoluzioni del modello Canvas

Il Business Model Canvas è un strumento interno che spiega in modo visuale come si intende creare, distribuire e catturare valore con una nuova impresa. In questo framework sono rappresentati sotto forma di blocchi i 9 elementi costitutivi di un’azienda.

Come dicevamo il Canva Business Model nel corso dei suoi due decenni di storia è andato affinandosi.

Dapprima si è iniziato a pensare al Canva più in ottica Lean, ovvero tarando lo schema e le sezioni standard del documento in ottica funzionale per le startup.

Ne è nato il Canva Business Model ideato da Ash Maurya.

Il Lean Canvas è un’evoluzione della prima versione di questo documento.

La differenza base sta nella differente struttura dell’area sinistra: ai blocchi riguardanti l’infrastruttura sono preferiti quelli della soluzione.

Come il Canva precedentemente adottato, si suddivide in 9 blocchi che identificano gli elementi principali di un modello di business di una startup. L’elemento che aggiunge più funzionalità per le startup è l’unfair advantage, focalizzando l’attenzione sulla proprietà intellettuale e sul vantaggio competitivo che essa rappresenta. Inoltre, sono inserite delle metriche chiave che misurano l’innovatività di un progetto.

Tutti fattori fondamentali per definire al meglio un nuovo progetto imprenditoriale, e che aumentano la percentuale di possibile successo e la scalabilità futura della startup.

Il Canva Business Model definitivo

Partendo da un’ottica lean quindi, il documento di Ash Maurya assume già un aspetto interessante e ben orientato verso i bisogni delle startup. Col passare degli anni però è nato anche un nuovo modello pensato e centrato sulle esigenze delle nuove imprese dei giorni nostri. Stiamo parlando di The Startup Canvas.

The Startup Canvas, infatti è costituito da un modello ancor più basato sul dare basi solide a un progetto d’impresa, evitando così la costruzione di “cattedrali nel deserto”.

Scopri qui in dettaglio le differenze fra i due modelli.

The Startup Canvas si costituisce di 12 blocchi, tre in più rispetto ai modelli precedenti. Questi blocchi si riferiscono alle seguenti aree macro:

  • l’idea di business
  • la strategia
  • l’execution

Questi blocchi, quindi, puntano rispetto ai vecchi modelli, a fornire funzioni più adatte a chi vuol far startup nell’attuale nuovo decennio.

The Startup Canvas, vuole essere il Canva Business Model definitivo. Per questo, inserisce inoltre riferimenti chiari e ineludibili ad attività fondamentali per il successo di una startup come: Fundraising, Intellectual Property, e Traction.

Abbiamo progettato The Startup Canvas come una vera e propria guida operativa per perseguire l’obiettivo di annullare gli errori tipici nell’avvio di una startup e credere fermamente nel successo. Un insieme di best practices che ti permetteranno di avere la crescita necessaria per trasformare la tua idea in una vera e propria startup che cresce nel mercato.

Vorresti saperne di più sul metodo The Startup Canvas?

Scopri questa evoluzione del Business Model Canva (trovi qui un approfondimento) e fai tuo gratuitamente questo strumento pensato per le startup.

Se vuoi partire con il piede giusto con la tua startup, tramite un canva che possa guidarti al meglio nella strutturazione della tua azienda…

Scarica qui il Canva Business model ideato da Massimo Ciaglia e punta da subito al successo con la tua attività.

piano finanziario

Piano finanziario, cos’è e quanto dura

Una parte importante e da non prendere sottogamba nel momento della compilazione di un business plan per startup è il piano finanziario. Cos’è il piano finanziario?

Il piano finanziario è uno strumento necessario per rendersi conto delle opportunità offerte da un investimento. Deve riportare le stime delle operazioni economico finanziarie che l’impresa sosterrà in un arco temporale determinato.

Quindi, se la parte inerente al piano marketing di un business plan rappresenta la verifica della fattibilità di mercato del progetto imprenditoriale della tua startup, il piano finanziario si occupa della fattibilità economica e finanziaria.

Gli scopi di un piano finanziario sono:

– definizione degli investimenti per avviare l’attività

– elaborazione di un piano di finanziamento indicando le fonti e le risorse finanziarie da attivare per coprire determinati investimenti

– consentire una valutazione della redditività del business con una programmazione dei ricavi e dei costi previsti nei primi anni di attività

E inoltre, per aziende già avviate e in alcuni casi specifici per startup:

– stima della situazione patrimoniale dell’impresa (attività e passività)

– programmazione dei i flussi finanziari dell’impresa indicando i fabbisogni di liquidità derivanti dagli investimenti e dai costi di gestione. È necessario in questo frangente indicare il grado di copertura finanziaria dalle fonti iniziali di finanziamento e dalle vendite del primo periodo, scendendo nel dettaglio.

Per giustificare e rendere credibile e autorevole quanto indicato nel tuo piano finanziario per startup dovrai fornire un commento che spieghi i criteri seguiti nella redazione di questa parte del documento.

Per questo, è bene sapere da subito che la costruzione di un piano economico e finanziario è piuttosto complessa. Infatti, richiede padronanza delle nozioni fondamentali relative alla contabilità e ai parametri economici e finanziari della gestione aziendale.

Il contenuto del piano economico finanziario richiama per molti aspetti quello di un bilancio di esercizio. La differenza fondamentale risiede però nel patto che il piano finanziario deve essere una previsione del futuro e non una rendicontazione annuale.

Prima di vedere le linee guida del piano finanziario per startup, ricordati l’importanza della precisione di questo documento.

Tieni ben presente che il confronto con esperti è sempre consigliabile nell’affrontare questo passaggio.

Piano finanziario: durata e linee guida

Il piano economico e finanziario serve a spiegare il proprio progetto di business in termini monetari. Ma quanto dura un piano finanziario?

Il calcolo previsionale varia da 1 a 3 anni per una startup, arrivando a un orizzonte temporale di 5 anni laddove richiesto.

Aspetti fondamentali da affrontare in un piano finanziario

Nel preparare il documento tieni conto di alcuni aspetti fondamentali:

  • La precisione delle previsioni deve riflettere la tipologia di attività che intendi lanciare. Profitti, perdite, vendite e flussi di cassa sono le voci da inserire.
  • Per le attività complesse è necessario inserire anche previsioni di bilancio​
  • Usa lo stesso formato dello storico, se presente, per semplificare il confronto
  • Indica con chiarezza su quali ipotesi si basano le previsioni. I dati inseriti devono essere armonici con quanto inserito nel resto del piano.
  • Sii realistico sulle previsioni nel caso la tua startup operi in nuovi mercati. Indica le risorse che puoi dedicare alla vendita, il tipo di successo che puoi aspettarti e il tempo necessario per l’engagement dei clienti
  • Osserva le tendenze generali dei numeri storici e di previsione e se sono credibili. Le previsioni devono valutare l’eventualità di problemi e ritardi
  • Mostra scenari “what-if”. Per esempio, considera cosa accadrà al flusso di cassa se le vendite sono inferiori del 20% rispetto alle previsioni o se sono superiori.

Le previsioni finanziarie dettagliate è preferibile inserirle in un’appendice finale dedicata. Ciò ti consentirà di presentare questa sezione del business plan in modo comprensibile e ottimale.

Includi inoltre un elenco di ipotesi. Del tipo:

  • Margine di profitto previsto su prodotti o sulla vendita del tuo servizio
  • Tempi di riscossione insoluti
  • Quale tipo di finanziamento e a che tasso intendi richiedere
  • Perché si potranno chiedere finanziamenti e per quale scopo

Usa la previsione del flusso di cassa per prevedere eventuali necessità di finanziamento.

​E infine, inutile ribadirlo, se necessario, chiedi aiuto. Infatti, come nel caso della stesura del piano marketing, gli errori non sono ammessi, e un confronto con esperti può aiutarti a districarti fra le cifre in minor tempo e con più precisione.

Come realizzare un business plan con piano finanziario preciso

Un convincente piano previsionale (piano di finanziamento) è fondamentale per ottenere le risorse fondamentali per il lancio di una startup. Una piano convincente è infatti ciò che attrae di più i potenziali investitori.

Se ritieni di non avere sufficiente dimestichezza con le tematiche economico-finanziarie, come dicevamo, è assolutamente consigliabile affidarsi ad esperti. Al tempo stesso, una supervisione esperta, è comunque un plus notevole anche per chi comprende e sa analizzare certe tematiche, in quanto garantisce una maggior probabilità di successo nel business.

Per avvalerti del miglior servizio per redigere un business plan a prova d’investitori, puoi quindi seguire il servizio dedicato per startup di Grownnectia.

Confrontati con esperti e stila un piano finanziario autorevole per il tuo business plan, per puntare al massimo verso il successo.

Per ulteriori informazioni e nozioni sulla preparazione del tuo piano finanziario

modello business plan

Modello business plan come farlo, esempio pratico

In cerca di un modello business plan pratico e funzionale?

Ecco come partire col piede giusto con un modello che ti sappia indicare le ricerche da fare per redigere il tuo business plan.

Un business plan è un documento essenziale per qualsiasi azienda in fase di avvio.

Questo documento sviscera argomenti come i punti di forza e di debolezza, le previsioni finanziarie, gli obiettivi e traguardi, la fattibilità dell’idea, l’esperienza passata in attività simili (concorrenti) e l’analisi della concorrenza. Ogni singolo punto deve essere approfondito con attenzione con chiarezza, preferibilmente utilizzando tabelle o altri strumenti specializzati per presentare le informazioni. Ma per quanto riguarda la creazione in sé del documento, da quale modello business plan partire?

È possibile seguirne uno per iniziare a buttare giù i contenuti senza troppe preoccupazioni?

Modello business plan, come farlo

Per venire incontro alle esigenze di startupper e neo imprenditori abbiamo scelto di rendere gratuito un modello business plan pratico e adatto a chi deve redigere questo documento per la prima volta. Puoi usarlo come punto di partenza per creare il tuo sommario e il tuo modello, oppure adottarlo punto per punto.

Scaricalo qui in PDF

Le voci racchiuse all’interno del modello business plan includono:

  • L’idea di business
  • L’analisi della concorrenza
  • Il piano marketing con strategia spiegata
  • Il mercato di riferimento con relativa quota da aggredire
  • Le strategie generali di go to market
  • Il piano economico finanziario
  • La descrizione del prodotto o servizio e dell’innovazione apportata sul mercato
  • La composizione del team

Il tutto assieme a molti altri aspetti da supportare con le giuste ricerche e allegati al momento della scrittura del documento finale.

Ogni aspetto, infatti, dovrà essere affrontato entrando nello specifico e fornendo numeri.

Su cosa concentrarsi nella stesura di un Business Plan

Innanzitutto parti da un modello SWOT per, come dicevamo, fare chiarezza sui punti di forza ed eventuali debolezze del tuo progetto di business.

Un modello SWOT è uno strumento di pianificazione strategica utilizzato per esaminare i problemi e le opportunità di un’azienda. Sebbene ci siano vari modi per analizzare un’azienda, un’analisi del modello SWOT può individuare le fonti di forza e di debolezza e rivelare opportunità da cogliere al volo.

E poi pensa al cuore del documento, ciò che dovrà convincere gli investitori della bontà della tua idea d’impresa, ovvero il modello di business e il modello finanziario.

Nel modello business plan che qui ti proponiamo, questa parte riguarda le voci: modello di business, roadmap e piano economico finanziario.

Nell’area riguardante il modello di business, dovrai entrare in dettaglio sul sistema ideato per generare profitti tramite i tuoi prodotti o servizi, ma attento anche a spiegare con dati perché questo modello dovrebbe essere vincente. Per questo dovrai implementare la spiegazione del tuo modello di business segnalando anche il fabbisogno economico per arrivare alla crescita stimata. Inoltre, dovrai inserire quali tappe la startup dovrà compiere per scalare con successo il mercato (la roadmap).

Questa è la parte più importante lato investitori. Il riuscire o meno a catturare l’attenzione di finanziatori e di persone interessate al tuo business, fa la differenza fra il successo e il fallimento di una startup.

Su questo tema, puoi approfondire come fare una campagna di crowdfunding, qui.

Come concludere il documento

La chiusura del business plan, sarà una vera e propria “call to action” per i tuoi finanziatori. Dovrai spiegare perché il settore da te scelto è proficuo, le differenze dalla concorrenza e perché questo innovativo modello di business ha ottime chance di prendere campo nel mercato di riferimento.

“Non trascurare niente” è insomma il motto, ancor più se si parla di parte finanziaria.

Non affidarti al fai da te e affidati a mentor ed esperti se hai dubbi sulla stesura del tuo business plan, in modo da procedere velocemente verso la costruzione di una solida azienda senza intoppi e ritardi.

Come accelerare la compilazione del Business Plan

Nell’ecosistema startup si fa spesso riferimento al Business Plan, e al modello business plan ideale dal quale partire. Le domande più frequenti degli startupper, infatti, si incentrano sempre su questo tema.

Per questo motivo esistono vari consigli pratici su come redigere dettagliatamente questo documento.

Ma qual è il modello business plan perfetto per compilare rapidamente un documento a prova d’investitore di primo livello?

Il modello ideale di partenza è quello che tiene in considerazione la peculiarità del tuo business, ovvero una startup in fase iniziale magari ancora senza una pre money valuation. Ma non solo, per accelerare la compilazione del business plan è necessario uno schema dettagliato che racchiuda le voci fondamentali per attrarre investitori e fornire una roadmap che serva anche come strumento di autocontrollo e verifica in futuro.

Alla base di tutto ricorda, c’è sempre la ricerca, perché il business plan ha bisogno di contenuti e dati che sappiano tracciare una linea precisa per lo sviluppo della tua impresa.

Per facilitarti nel compito, scopri i servizi dedicati per Business Plan di Grownnectia e