Gian Luca Comandini

Gian Luca Comandini: le chiavi del mio successo

Continuano i nostri aggiornamenti con la rubrica dedicata al professionista. Nel precedente focus abbiamo intervistato Raffaele Gaito, tra i più importanti growth hacker in Europa, che ci ha svelato segreti e curiosità sul growth hacking. Ora abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Gian Luca Comandini!

Ma chi è Gian Luca Comandini? Scopriamolo insieme!

Vision, intraprendenza e passione sono questi i leit motiv di Gian Luca Comandini, romano classe 1990. La sua attività inizia con lo sviluppo e la diffusione mediatica dell’App “I pronostici del Mister’. Una realtà da cui non si discosterà mai. Infatti, elabora un algoritmo che consente di sfruttare economicamente “falle” nelle quotazioni di scommesse sportive e poter consigliare con successo pronostici sportivi.

Gian Luca Comandini fonda “You & Web”, società che lega le più brillanti menti digitali e che nel 2016 viene venduta a HDRA, colosso della comunicazione, e di cui successivamente diventa socio, sedendo nel Consiglio d’Amministrazione.

Ospite in numerose trasmissioni televisive come consulente e opinionista RAI, professore universitario ed esperto di Bitcoin sogna l’istituzione del primo Ministro dell’Infosfera.

E ora non resta che dedicarci al nostro focus di oggi dedicato a Gian Luca Comandini.

Intervista a Gian Luca Comandini

1- La storia di Gian Luca Comandini inizia nel 2013 quando hai deciso di acquistare centinaia e centinaia di bitcoin per “pochi euro”. Oggi un bitcoin vale molto di più, circa 6k. Cosa ti ha spinto a credere in un sistema così rivoluzionario e sconosciuto?
La fede e la preparazione. Ero appena uscito da una laurea in economia, dunque avevo la preparazione giusta per comprendere una rivoluzione del genere, inoltre mi son sempre fidato molto delle persone con cui collaboro, quindi appena un mio programmatore mi ha parlato di bitcoin, mi ci sono buttato senza pensarci due volte.

2- Il bitcoin è la moneta del futuro. Tuttavia, come anche dal tuo programma politico, c’è poca conoscenza su determinate tematiche e tecnologie come la blockchain, la robotica e l’intelligenza artificiale. Come spiegheresti ad un bambino che cos’è il bitcoin?
Più che bitcoin spiegherei cosa è la blockchain. È questa la vera rivoluzione, la tecnologia alla base del bitcoin. La blockchain non è altro che un registro pubblico condiviso tra più computer di una rete. Ogni informazione presente in questo registro virtuale è crittografata e permanentemente non modificabile, dunque sicura.

3- Gian Luca Comandini, oltre ad essere un imprenditore, è anche un docente universitario. Come stai portando nelle scuole gli argomenti sopra citati? Cosa si prova ad essere un evangelist che prova a diffondere questa cultura come base del futuro di questa nuova generazione?
È un’emozione unica, vedi negli occhi dei ragazzi (spesso miei coetanei) una nuova speranza. La voglia di intraprendere nuove strade, di percorrere e colonizzare percorsi non battuti. Ho sempre pensato che con la passione e le competenze si coinvolgono più facilmente le persone e ne ho costantemente conferma proprio dai miei corsi.

4- Tra gli obiettivi di Gian Luca Comandini, c’è il desiderio, e anche il sogno, di istituire il Ministero dell’Infosfera cioè un ministero che si occupi di innovazione a 360°. Quando pensi che questo sogno possa diventare realtà?
Ormai ci siamo quasi. Penso che la maggior parte dei paesi del mondo stiano andando in questa direzione, siamo rimasti solo noi tagliati fuori. Mi auguro e sono fermamente convinto che entro un paio di anni avremo il nostro Ministro dell’Innovazione e soprattutto avremo la vera innovazione nella pubblica amministrazione, e non solo.

5- “Vedo oltre, vado oltre”. Questa è la frase che sicuramente contraddistingue Gian Luca Comandini e rappresenta anche il tuo modus operandi. Per chi non vuole essere travolto dal mondo dell’innovazione, ma vuole essere attore consapevole e protagonista di questa realtà cosa consigli di fare?
STUDIARE! La preparazione, l’aggiornamento e la capacità di adattamento sono gli unici ingredienti per riuscire a surfare lo tsunami dell’innovazione. Oggi, grazie ad internet, abbiamo a disposizione miliardi di documenti in un clic, sfruttiamolo!

6- Hai scritto la prefazione del nuovo libro di Massimo Ciaglia: “The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro”, già best seller su Amazon. Cosa pensi dell’innovativo metodo che sta letteralmente rivoluzionando il modo di fare startup?
Massimo è in assoluto uno dei più conosciuti e concreti professionisti nel settore delle startup. È un vero maestro del suo mestiere, ciò che gli fa onore è essere riuscito a trovare il tempo e la voglia di trasferire tutto il suo know how e i suoi successi in un metodo semplice, lineare e completo che senz’altro aiuterà migliaia di ragazzi a realizzare il proprio sogno e a diventare imprenditori.

Per distinguerti realizza ciò che sogni

Jacopo Mele

Jacopo Mele per The Startup Canvas si racconta

Continuano le interviste nella nostra sezione dedicata agli influencer. Questa volta vogliamo intervistare un personaggio davvero speciale: Jacopo Mele, human connector. Un ragazzo, un uomo capace di “collegare”, “contaminare” realtà diverse, geo localizzate anche nell’emisfero opposto, creando spazi virtuali di collaborazione e di lavoro momentanei e accelerati.

Nonostante questa breve prefazione, è giusto chiedersi chi è Jacopo Mele? Jacopo è un visionario per eccellenza che vola alto. Indicato da Forbes come il più giovane nella lista dei trenta under più influenti nella politica a livello europeo, vanta un track record da imprenditore seriale, nonostante la sua giovane età.

Jacopo Mele riesce a creare, a soli 17 anni, la nuova professione del digital life coach, affiancando i manager delle aziende nelle scelte strategiche. Professione che poi si diffonderà in seguito in Italia e all’estero.

Pioniere per professione con spirito avventuroso e determinato, Jacopo Mele ama superare i limiti tangibili per guardare “oltre”. Ad oggi è Managing Partner di YourDigital, organizzazione europea di Digital Transformation Manager, e Presidente di Fondazione Homo Ex Machina, una fondazione tecnofilantropica che funge da «enabler» abituando gli under25 a superare costantemente i confini, ridefinendo così gli ecosistemi, orientando il futuro di comportamenti e tecnologie. Infine, è membro del Board Junior di Fondazione Prioritalia, che coinvolge  i manager per contribuire allo sviluppo e all’innovazione sociale.

Qual è l’obbiettivo di Jacopo Mele? Conoscere almeno una persona al giorno. La condivisione di idee il suo leitmotiv.

Ma ora andiamo a conoscere meglio chi è Jacopo Mele!

 

Intervista a Jacopo Mele

Ciao Jacopo e grazie per aver accettato.

Com’è cambiata la tua vita da quando sei stato nominato da Forbes come uno dei trenta uomini più influenti nella politica europea e quando Wired nel 2017 ha consigliato di “tenerti d’occhio” insieme ad altri 50 leader globali?

Questi riconoscimenti ed altri sono diventati momenti di gratitudine nei confronti della rete di persone che ogni giorno mi danno fiducia. Entrare a far parte degli under 30 di Forbes non è solo un riconoscimento, ma vuol dire appartenere ad una community di persone a cui brillano gli occhi ogni giorno e hanno fame di conoscere, di scambiare e di condividere.

Questo oggi mi consente di presidiare ancora meglio quelle che sono le soglie dell’innovazione dei diversi mercati attraverso il confronto costante con le persone, che si stanno affermando come leader del settore.

A 17 anni sei stato capace di dare vita ad una nuova professione il “digital life coach”, una professione che ad oggi si sta affermando, come si è evoluta questa professione?

Il digital life coach è nato con l’intento di affiancare il C-level delle aziende di medie dimensioni nella comprensione, gestione e contaminazione di quello che sarà il nuovo mindset.  È un nativo digitale che guida a vivere il nuovo habitat. Oggi il digital life coach non è solo un consigliere strategico che opera come sparring partner dell’amministratore delegato su tutti i temi di trasformazione digitale, ma lavora anche come  un fractional executive per guidare una struttura nella loro trasformazione digitale per aziende che vanno da 20 a 500 milioni di fatturato.

In YourDigital siamo 35 Partner che lavorano con la formula del temporary manager, impattando i modelli di business, i modelli relazionali con i clienti, i processi e gli strumenti delle medie aziende  in Europa.

Per chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso cosa consiglieresti di fare? Quali sono gli step, se così possono essere chiamati, da fare assolutamente?

Siamo nati per esplorare conoscere interiorizzare e condividere. La nostra mente è adatta a fare sempre cose nuove e può fare molto di più che emulare. Oggi è necessario che le persone curiose quelle con gli occhi che brillano abbiano la possibilità di accedere a percorsi che gli diano una crescita dirompente.

Per farlo, consiglio di gravitare nella parte più alta del Knowledge funnel quella che rappresenta il mistero. Abilitatore di questa vita è la fiducia cross generazionale che ci consente di presidiare innovazioni di industrie che non avremmo mai immaginato di osservare. Proprio per questo con Fondazione Homo Ex Machina siamo impegnati nella costruzione di una faculty di 500 talenti under 25 che scambiano mentorship bi-direzionale con leader di settori diversi, così avremo occhi che brillano che ridefiniranno i confini degli ecosistemi insieme ai capelli bianchi.

Sei stato tra gli influencer che hanno contribuito al libro di Massimo Ciaglia: The Startup Canvas. Cosa ne pensi del suo nuovo canvas ideato appositamente per le startup e del successo che sta riscuotendo?

La curiosità mi ha spinto a conoscere e a comprendere le specifiche di questo nuovo canvas per startup. Il suo sistema in 12 building blocks rappresenta un valido supporto per fare bug fixing in una startup. Seguendo la nuova guida operativa si ottiene un processo guidato in una realtà che ha sempre una definizione permanente in evoluzione.

Se anche tu vuoi seguire il consiglio di Jacopo Mele, evitando così di commettere errori durante il processo di creazione e di sviluppo della tua startup, allora

Raffaele Gaito

Il lavoro del futuro: il growth hacker, intervista a Raffaele Gaito

Abbiamo deciso di predisporre una sezione dedicata ai professionisti. Incontreremo per voi startup coach, mentor, imprenditori, influencer e professionisti del settore per sciogliere i vostri dubbi e per farvi conoscere “i segreti del mestiere”. La nostra prima intervista è con Raffaele Gaito. Scopriamo subito chi è!

Oggi abbiamo il piacere di intervistare un professionista nel settore del growth hacking, un argomento ancora poco conosciuto nel mondo delle startup.

L’influencer che abbiamo incontrato è Raffaele Gaito, imprenditore digitale, startup mentor e autore del libro “Growth Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business”, best seller su Amazon e che ha contribuito al libro di Massimo Ciaglia, “The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro”.

Seguitissimo sui social, affianca inoltre aziende, startup e professionisti nei loro progetti. A 15 anni ha scritto la sua prima riga di codice, a 17 ha aperto il suo primo blog e a 20 ha lanciato la sua prima azienda. Oggi è anche partner di YourDigital.

Ma ora veniamo all’intervista a Raffaele Gaito e che tutti stavano aspettando.

L’Intervista al Professionista Raffaele Gaito

1) Ciao Raffaele e grazie per aver accettato la nostra intervista. Veniamo subito al cuore del nostro incontro. Nel 2010 Sean Ellis scrisse un articolo nel suo blog dal titolo: “Find a Growth Hacker for your startup”. Ad oggi, dopo 8 anni dalla sua pubblicazione, quanto credi che questa figura si sia affermata nell’ecosistema startup? E perché non si è “posizionata” del tutto, vista la forte correlazione che esiste tra startup e growth hacking?

La correlazione tra growth hacker e startup c’è stata solo in fase iniziale. Sean Ellis si riferiva con quel suo post alle startup, perché erano le aziende con cui lui lavorava e che, per ovvi motivi, erano più aperte verso questo tipo di figura e di metodologia.

La verità è che nel tempo il growth hacking è maturato parecchio ed è stato adottato anche da aziende con business tradizionali (le cosiddette PMI) e aziende di dimensioni più grandi (le corporate). Ad oggi si parla di Growth Hacking in realtà come Coca-Cola, IBM, Intuit, Heineken, ecc. Non proprio startup!

Nonostante questo le startup, per propria natura, sono le aziende che beneficiano maggiormente dell’utilizzo di questa metodologia perché per definizione hanno scarsità di risorse, soldi e tempo in primis.

2) L’obiettivo del growth hacker e del marketer può essere assimilato ad uno stesso valore o obiettivo. Entrambi vogliono raggiungere la crescita, la visibilità e quindi il successo dell’azienda. Ovviamente l’approccio differisce. Come pensi che la figura del growth hacker possa convivere con quella del marketer per le realtà con poco budget, che quindi per ottimizzare dovrebbero fare una scelta?

Certo che sono due figure che possono convivere. Nessuno ha mai detto che il marketing è morto o che il marketing è stato sostituito.

Ci sono due aspetti da considerare nella risposta:

1. Il Growth Hacking non è solo marketing. Si potrebbe lavorare potenzialmente per mesi (se non anni) sul processo di growth hacking senza mai intervenire su aspetti di marketing. I casi studio più famosi al mondo sono tutti basati su attività di prodotto e, anche per esperienza personale con i miei clienti, confermo la cosa.

2. Il Growth Hacking lavora nel territorio dell’incertezza, muovendosi con tempi veloci e budget bassi. Ma una volta che un esperimento è stato validato, se si tratta di un’attività di marketing, potrebbe benissimo passare al reparto marketing per farlo scalare e mettere a sistema.

Ovviamente questa configurazione ha senso in una realtà più strutturata e più grande. In una piccola azienda o in una startup, solitamente il team di GH basta e avanza.

3) In Silicon Valley la figura del growth hacker è tra le più richieste. In Italia si sta affermando sempre di più questa figura. Ma probabilmente qui il problema per questi professionisti non è l’occupazione, ma che non siano così numerosi, visto il background richiesto. Non a caso un recente studio condotto da Modis Italia parla di digital mismatch, ovvero la carenza di profili professionali rispetto a quelli che il mercato potrebbe assorbire. Basti pensare che nella realtà ICT il 22% delle posizioni aperte in Italia non vengono ricoperte da personale con le skills richieste. Cosa ne pensi a riguardo?

Posso affermare che sempre più laureandi e neo laureati mi contattano per sapere come diventare growth hacker. Quindi se da un lato è vero che in Italia siamo pochini, c’è anche da dire che è un settore nato letteralmente da una manciata di anni, dove un paio di noi si sono impegnati nella diffusione dell’argomento fino a farlo diventare (relativamente) “mainstream”.

Quindi da un lato inizio a vedere gli annunci di aziende che chiedono senza timore la figura del growth hacker e, finalmente, dall’altro lato anche giovani (e meno giovani) che si lanciano in una nuova sfida cogliendo le opportunità del mercato.

Ovviamente parliamo di figure junior nel 90% dei casi per il semplice fatto che solo una manciata di persone ha un’esperienza superiore ai 4-5 anni in un settore che è letteralmente nato 8 anni fa.

Ma visti i presupposti sono molto fiducioso nel futuro!

4) Quanto guadagna orientativamente un growth hacker?

È impossibile rispondere a questa domanda, così come sarebbe impossibile rispondere alla domanda “quanto guadagna un programmatore” o “quanto guadagna un graphic designer”. Servirebbe capire se è una figura junior o senior, quanti anni di esperienza ha, se fa questo lavoro come dipendente o come libero professionista, se lavora in una startup o in una grande azienda e così via.

Quello che posso dire con certezza è che in realtà estere consolidate sono tra le figure più pagate (e più richieste sul mercato). Negli USA lo stipendio annuo si aggira intorno ai 140k 180k l’anno, mentre in Inghilterra e Olanda (la patria europea del Growth Hacking) parliamo di cifre intorno agli 80k l’anno.

In Italia è decisamente presto per stilare una media, visto che ci contiamo sulle dita di una mano.

5) Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e come ti vedi tra 5 anni?

Per predisposizione naturale sono sempre alla ricerca del cambiamento e di nuovi stimoli. Nei prossimi anni vorrei concentrarmi ancora di più sugli aspetti di formazione e di public speaking. Trovo un immenso valore nel trasmettere le conoscenze ed è una delle attività che mi da di più in quanto professionista.

Ho diversi progetti in mente da questo punto di vista e il 2019 potrebbe essere un anno fondamentale per alcuni “segnali” che sto aspettando.

6) Data la tua esperienza come imprenditore, consulente aziendale, autore del libro ‘Growh Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business’ e dopo aver dato il tuo contributo al libro di Massimo Ciaglia ‘The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro’, cosa ne pensi dell’innovativo canvas ideato da Ciaglia appositamente per le startup per guidarle nella loro fase di sviluppo e scale up?

Conosco Massimo da diversi anni e ammetto che quando mi ha mostrato il Canvas ero un po’ scettico, perché negli ultimi anni c’è stato un proliferare di Canvas, dalla dubbia utilità.

Gli ho chiesto quindi di farmelo vedere in azione attraverso qualche caso studio e li ho visto le potenzialità dello strumento. Riesce ad avere un approccio olistico al ciclo di vita di una startup aiutando l’imprenditore a tenere tutto sotto controllo come se fosse una vera e propria dashboard di comando.

La cosa più interessante a mio avviso è il fatto che non vada in contrasto con gli altri canvas, ma si pone ad un livello di astrazione superiore. Quindi, se vuoi, puoi scendere nel dettaglio usando uno dei canvas classici, ma senza perdere la visione d’insieme.

Se ancora non l’hai fatto,