Startup Innovative

Startup Innovative: cosa sono, requisiti e agevolazioni

Ecco tutto quello che devi sapere sulle startup innovative!

La tua business idea è pronta e probabilmente ti stai chiedendo in quale categoria possa rientrare: startup, startup innovative o PMI innovative. Bene sei nel posto giusto! Perché oggi chiariremo alcuni aspetti delle startup innovative:

  • Cosa sono;
  • Requisiti;
  • Agevolazioni.

Ma andiamo con ordine!

Cosa sono le startup innovative? Il quesito trova risposta congrua nella Legge n.221 del 19/12/2012 nella quale vengono indicate le agevolazioni e i requisiti per accedere al Registro delle Imprese. Il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha elaborato il Decreto Crescita 2.0, definendo cosa sono le startup innovative, quali sono le agevolazioni fiscali e gli strumenti dedicati alla crescita dell’azienda.

Nell’art. 25 del Decreto Crescita 2.0 si legge che le startup innovative sono: “società di capitali di diritto italiano, costituite anche in forma cooperativa, o europea fiscalmente residente in Italia, che abbiano come oggetto principale della propria attività la produzione, lo sviluppo e la commercializzazione di servizi o prodotti innovativi ad alto tasso di tecnologia. Sono startup innovative sia le srl che le spa, le sapa e le società cooperative”.

Startup innovative requisiti

 

Per definire ancora meglio le startup innovative, è giusto andare ad indicare quali sono i requisiti per poter accedere all’iscrizione della sezione speciale del Registro delle Imprese.

Ecco quali sono i principali requisiti startup innovative:

deve essere costituita da non più di 60 mesi;

  • deve svolgere attività di impresa In Italia;
  • a partire dal secondo anno i ricavi non devono superare i 5 milioni di Euro;
  • non distribuisce e non ha mai distribuito utili
  • ha quale oggetto sociale prevalente lo sviluppo, la produzione o la commercializzazione di prodotti o servizi ad alto contenuto innovativo e tecnologico
  • non è stata costituita da scissione societaria o cessione di ramo di azienda
  • deve possedere almeno uno dei seguenti tre requisiti: 1) le spese in ricerca e sviluppo sono almeno pari al 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione, 2) impiego di dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in una quota almeno pari a 1/3 della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca, 3) essere titolari di almeno una privativa industriale.

Startup innovative agevolazioni

 

Fino a qualche anno fa si investiva creando società all’estero, perché in Italia non avevamo un regime agevolato per le startup. Le startup non erano normate come entità legale. Inoltre, c’è da considerare che in Italia la tassazione è molto alta. A livello giuridico/lavorativo siamo molto penalizzati, quindi molti startupper decidevano di basare le proprie società all’estero cercando anche investimenti al di fuori del nostro paese.

Oggi la situazione è per fortuna cambiata! Infatti, da qualche anno è stata creata la normativa per le startup innovative in Italia, che sono arrivate ad oggi a 9609 (fonte infocamere). Oggi è possibile creare un’azienda ed iscriverla in un registro speciale, che è, come è stato citato prima, il registro delle imprese innovative.

Essere un’impresa innovativa significa avere tante agevolazioni, ovvero sulla tassazione, sulla possibilità che non si può fallire, ma andiamo più nel dettaglio. Ecco quali sono le agevolazioni per le startup innovative:

    • Costituzione gratuita con firma digitale
    • #ItalyFrontiers
    • Esonero diritti camerali e bolli
    • Disciplina societaria flessibile (Srl=SpA)
    • Facilitazioni ripianamento delle perdite
    • Inapplicabilità disciplina società di comodo
    • Maggiore facilità nella compensazione dell’IVA
    • Disciplina del lavoro tagliata su misura
    • Salari dinamici
    • Stock option & work for equity
    • Incentivi fiscali per chi investe in startup innovative
    • Equity crowdfunding
    • Accesso smart al Fondo di Garanzia per le PMI
    • Carta servizi ICE per internazionalizzazione
    • Smart & Start Italia
    • Italia Startup Visa
    • Italia Startup Hub
    • Invitalia Ventures
    • Fail-fast

Per maggiori dettagli, ti invitiamo a leggere il seguente documento redatto dal MISE.

Da qui puoi ben capire che ci sono tutta una serie di interessanti agevolazioni che consentono a chi crea una startup innovativa di accedere ad importanti benefici, come la possibilità di accedere a finanziamenti a debito dove il medio credito centrale ti garantisce l’80% del tuo finanziamento, quindi non bisogna mettere garanzie personali. Ci sono tutta una serie di vantaggi a livello di accesso al credito, a livello giuridico lavorativo, per gli investitori perché chi investe risparmia il 30%, una disciplina speciale per chi non può fallire e tanto altro ancora.

Oggi c’è il piano industria 4.0 che è stato inserito e approvato due anni fa, che ha portato in Italia un’altra ondata di grossi vantaggi al fine di far crescere l’industria in Italia e vale per tutte le aziende, comprese quindi le startup innovative.

Prima fra tutte, il credito d’imposta, ovvero tutto ciò che spendi in ricerca e sviluppo all’interno della tua startup il 50% lo Stato te lo restituisce indietro. Facendo un esempio semplice, se lo startupper o il manager spendono 100k in realtà 50k è la vera spesa, perché il 50% ti ritorna indietro come credito d’imposta. Per la pubblicità è addirittura il 90%! (Per il credito di imposta ti invitiamo a visitare il MISE alla seguente sezione).

Inoltre, sempre nel piano industria 4.0 è presente il patent box con cui puoi avere credito e risparmiare sulle tue tasse se lasci come patent box i tuoi brevetti, i tuoi marchi con un contratto alla tua società.

Oggi quindi investire in Italia rappresenta una grande opportunità.

È importante anche sottolineare che è possibile costituire una nuova impresa innovativa direttamente via web, con firma digitale e senza andare dal Notaio. Il tutto grazie all’Investment Compact varato nel 2015 che ha introdotto la possibilità di costituire startup online, mediante la compilazione di un modello standard di atto costitutivo, e validarlo per mezzo della propria firma digitale.
Finalmente quindi anche le startup innovative si possono creare direttamente online indipendentemente dal capitale a disposizione. È sufficiente chiedere la firma digitale che bisogna ottenere dalla Camera di Commercio. Ti arriverà poi una chiavetta con cui potrai firmare e fare tutto online.

Quindi abbiamo tutta una serie di vantaggi nati per agevolare le startup innovative, la crescita di società e facilitare le iniziative di nuove imprese aziendali.

Vuoi approfondire l’argomento? Siamo qui per questo!

Raffaele Gaito

Il lavoro del futuro: il growth hacker, intervista a Raffaele Gaito

Abbiamo deciso di predisporre una sezione dedicata ai professionisti. Incontreremo per voi startup coach, mentor, imprenditori, influencer e professionisti del settore per sciogliere i vostri dubbi e per farvi conoscere “i segreti del mestiere”. La nostra prima intervista è con Raffaele Gaito. Scopriamo subito chi è!

Oggi abbiamo il piacere di intervistare un professionista nel settore del growth hacking, un argomento ancora poco conosciuto nel mondo delle startup.

L’influencer che abbiamo incontrato è Raffaele Gaito, imprenditore digitale, startup mentor e autore del libro “Growth Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business”, best seller su Amazon e che ha contribuito al libro di Massimo Ciaglia, “The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro”.

Seguitissimo sui social, affianca inoltre aziende, startup e professionisti nei loro progetti. A 15 anni ha scritto la sua prima riga di codice, a 17 ha aperto il suo primo blog e a 20 ha lanciato la sua prima azienda.

Ma ora veniamo all’intervista a Raffaele Gaito e che tutti stavano aspettando.

L’Intervista al Professionista Raffaele Gaito

1) Ciao Raffaele e grazie per aver accettato la nostra intervista. Veniamo subito al cuore del nostro incontro. Nel 2010 Sean Ellis scrisse un articolo nel suo blog dal titolo: “Find a Growth Hacker for your startup”. Ad oggi, dopo 8 anni dalla sua pubblicazione, quanto credi che questa figura si sia affermata nell’ecosistema startup? E perché non si è “posizionata” del tutto, vista la forte correlazione che esiste tra startup e growth hacking?

La correlazione tra growth hacker e startup c’è stata solo in fase iniziale. Sean Ellis si riferiva con quel suo post alle startup, perché erano le aziende con cui lui lavorava e che, per ovvi motivi, erano più aperte verso questo tipo di figura e di metodologia.

La verità è che nel tempo il growth hacking è maturato parecchio ed è stato adottato anche da aziende con business tradizionali (le cosiddette PMI) e aziende di dimensioni più grandi (le corporate). Ad oggi si parla di Growth Hacking in realtà come Coca-Cola, IBM, Intuit, Heineken, ecc. Non proprio startup!

Nonostante questo le startup, per propria natura, sono le aziende che beneficiano maggiormente dell’utilizzo di questa metodologia perché per definizione hanno scarsità di risorse, soldi e tempo in primis.

2) L’obiettivo del growth hacker e del marketer può essere assimilato ad uno stesso valore o obiettivo. Entrambi vogliono raggiungere la crescita, la visibilità e quindi il successo dell’azienda. Ovviamente l’approccio differisce. Come pensi che la figura del growth hacker possa convivere con quella del marketer per le realtà con poco budget, che quindi per ottimizzare dovrebbero fare una scelta?

Certo che sono due figure che possono convivere. Nessuno ha mai detto che il marketing è morto o che il marketing è stato sostituito.

Ci sono due aspetti da considerare nella risposta:

1. Il Growth Hacking non è solo marketing. Si potrebbe lavorare potenzialmente per mesi (se non anni) sul processo di growth hacking senza mai intervenire su aspetti di marketing. I casi studio più famosi al mondo sono tutti basati su attività di prodotto e, anche per esperienza personale con i miei clienti, confermo la cosa.

2. Il Growth Hacking lavora nel territorio dell’incertezza, muovendosi con tempi veloci e budget bassi. Ma una volta che un esperimento è stato validato, se si tratta di un’attività di marketing, potrebbe benissimo passare al reparto marketing per farlo scalare e mettere a sistema.

Ovviamente questa configurazione ha senso in una realtà più strutturata e più grande. In una piccola azienda o in una startup, solitamente il team di GH basta e avanza.

3) In Silicon Valley la figura del growth hacker è tra le più richieste. In Italia si sta affermando sempre di più questa figura. Ma probabilmente qui il problema per questi professionisti non è l’occupazione, ma che non siano così numerosi, visto il background richiesto. Non a caso un recente studio condotto da Modis Italia parla di digital mismatch, ovvero la carenza di profili professionali rispetto a quelli che il mercato potrebbe assorbire. Basti pensare che nella realtà ICT il 22% delle posizioni aperte in Italia non vengono ricoperte da personale con le skills richieste. Cosa ne pensi a riguardo?

Posso affermare che sempre più laureandi e neo laureati mi contattano per sapere come diventare growth hacker. Quindi se da un lato è vero che in Italia siamo pochini, c’è anche da dire che è un settore nato letteralmente da una manciata di anni, dove un paio di noi si sono impegnati nella diffusione dell’argomento fino a farlo diventare (relativamente) “mainstream”.

Quindi da un lato inizio a vedere gli annunci di aziende che chiedono senza timore la figura del growth hacker e, finalmente, dall’altro lato anche giovani (e meno giovani) che si lanciano in una nuova sfida cogliendo le opportunità del mercato.

Ovviamente parliamo di figure junior nel 90% dei casi per il semplice fatto che solo una manciata di persone ha un’esperienza superiore ai 4-5 anni in un settore che è letteralmente nato 8 anni fa.

Ma visti i presupposti sono molto fiducioso nel futuro!

4) Quanto guadagna orientativamente un growth hacker?

È impossibile rispondere a questa domanda, così come sarebbe impossibile rispondere alla domanda “quanto guadagna un programmatore” o “quanto guadagna un graphic designer”. Servirebbe capire se è una figura junior o senior, quanti anni di esperienza ha, se fa questo lavoro come dipendente o come libero professionista, se lavora in una startup o in una grande azienda e così via.

Quello che posso dire con certezza è che in realtà estere consolidate sono tra le figure più pagate (e più richieste sul mercato). Negli USA lo stipendio annuo si aggira intorno ai 140k 180k l’anno, mentre in Inghilterra e Olanda (la patria europea del Growth Hacking) parliamo di cifre intorno agli 80k l’anno.

In Italia è decisamente presto per stilare una media, visto che ci contiamo sulle dita di una mano.

5) Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e come ti vedi tra 5 anni?

Per predisposizione naturale sono sempre alla ricerca del cambiamento e di nuovi stimoli. Nei prossimi anni vorrei concentrarmi ancora di più sugli aspetti di formazione e di public speaking. Trovo un immenso valore nel trasmettere le conoscenze ed è una delle attività che mi da di più in quanto professionista.

Ho diversi progetti in mente da questo punto di vista e il 2019 potrebbe essere un anno fondamentale per alcuni “segnali” che sto aspettando.

6) Data la tua esperienza come imprenditore, consulente aziendale, autore del libro ‘Growh Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business’ e dopo aver dato il tuo contributo al libro di Massimo Ciaglia ‘The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro’, cosa ne pensi dell’innovativo canvas ideato da Ciaglia appositamente per le startup per guidarle nella loro fase di sviluppo e scale up?

Conosco Massimo da diversi anni e ammetto che quando mi ha mostrato il Canvas ero un po’ scettico, perché negli ultimi anni c’è stato un proliferare di Canvas, dalla dubbia utilità.

Gli ho chiesto quindi di farmelo vedere in azione attraverso qualche caso studio e li ho visto le potenzialità dello strumento. Riesce ad avere un approccio olistico al ciclo di vita di una startup aiutando l’imprenditore a tenere tutto sotto controllo come se fosse una vera e propria dashboard di comando.

La cosa più interessante a mio avviso è il fatto che non vada in contrasto con gli altri canvas, ma si pone ad un livello di astrazione superiore. Quindi, se vuoi, puoi scendere nel dettaglio usando uno dei canvas classici, ma senza perdere la visione d’insieme.

Se ancora non l’hai fatto,

 

Nomi startup

Che nome dare alla tua startup? Ecco l’iter da seguire

Nomi startup o scegliere nome startup…  sono queste le diciture che stai digitando su Google? Non ti preoccupare ti trovi nel posto giusto per la soluzione che cerchi!

Capita molto spesso di incontrare startupper che non sanno quale nome dare alla propria startup. Sembra strano, perché si incontrano persone che hanno perfettamente un’idea precisa in testa, a volte anche molto articolata e spesso abbinata a una nuova ed incredibile tecnologia, ma che poi effettivamente questa idea non sanno come chiamarla.

Prima di tutto vorrei tranquillizzarti dicendoti, come ti ho anticipato sopra, che si tratta di una situazione che ci capita spesso quando affrontiamo nuovi modelli di business. Quindi, rilassati prenditi un minuto e troviamo la soluzione. Siamo qui per questo!

Scegliere un nome per una startup non è semplice e sicuramente la difficoltà aumenta se si pensa che questa sarà l’identità digitale della tua startup per sempre. In corso d’opera, quando sarai finalmente conosciuto e posizionato sul mercato, di certo non potrai fare dietro front e cambiare il nome, perché non ti piace più o perché ne hai trovato un altro che ti piace di più.

Nomi per le startup: i nostri consigli

 

Nel nostro canvas, The Startup Canvas, l’unica guida operativa per startup, il naming viene affrontato in due aree: in primis nel blocco del marketing dove andiamo a definire l’identità digitale e il branding della tua startup e a seguire nel blocco della proprietà intellettuale insieme al dominio, al brevetto, al marchio, al design e ai diritti d’autore per proteggere il tuo brand.

Eh sì perché per i nome della tua startup, ma anche per altri progetti che vogliono lanciarsi sul mercato, si può notare una contro tendenza. Prima, si sceglieva la propria identità offline e online e poi si creava il dominio. Ora succede esattamente l’opposto!

Per i nomi delle startup bisogna prima verificare se il dominio scelto è disponibile. La scelta del dominio influenza la scelta del nome, perché oggi purtroppo i domini sono quasi tutti già occupati.

Puoi anche trovare un nome bello e accattivante, ma se il dominio è occupato non potrai posizionarti almeno sul digitale con quel brand. Quindi, in genere oggi si lavora al contrario per trovare il nome della propria startup!

Per verificare se il dominio è libero esistono appositi siti, come “Register.it”, “Aruba.it” e tanti altri che ti indicano se è libero ed anche il costo che dovrai sostenere per acquistarlo.

Per quanto riguarda la ricerca del dominio per il nome della tua startup ti consigliamo di:

  • Scegliere l’estensione .com, perché parlando di startup, avrai sicuramente l’intenzione di scalare anche negli altri paesi con una vision internazionale;
  • Il dominio deve essere sempre intorno agli 8 caratteri massimo 10;
  • Non deve contenere punteggiatura o trattini al suo interno;
  • Deve essere composto da lettere eventualmente da numeri;
  • Deve essere chiaro e semplice da scrivere per permettere agli utenti di poterlo scrivere mentre lo cercano sui motori di ricerca senza che abbiano difficoltà a ricordare come si possa scrivere. Questo perché l’utente è generalmente pigro, quindi non trovando subito il brand desiderato abbandonerà la ricerca e magari si sposterà proprio su un vostro competitor!
  • Il nome deve essere unico, perché aiuta il posizionamento SEO. Non bisogna prendere nomi inflazionati, ma scegliere un’identità che ricordi il nome della startup. Per farlo esistono diversi modi. Il consiglio in più che ci sentiamo di darti per la scelta del tuo nome, se vuoi trovare un nome assonante ad una parola esistente, ma non si riesce a trovare un dominio libero, è usare la doppia vocale. È il caso, ad esempio, di Badoo o di Poleecy.
  • Può essere un nome onomatopeico o che ricordi facilmente il mercato o il prodotto/servizio fornito dalla startup stessa.
  • Deve essere facile da memorizzare.

Inoltre, esistono anche strumenti che sono stati predisposti come generatore nomi startup o più genericamente come generatore nomi aziende. Un esempio fra tutti Shopify, che risulta essere anche un generatore nomi aziende gratis.

 

Nomi evocativi per farsi ispirare

 

Qui vi vogliamo raccontare alcuni casi curiosi di nomi di aziende leader nel loro settore. Questo vi servirà sicuramente per farvi ispirare e anche sorridere. Sei pronto? Partiamo subito!

  • Samsung: è una parola composta da due parti ‘Sam’ che significa tre e ‘Sung’ che significa stelle. Il loro successo era quindi già segnato dal loro nome!
  • Apple: ci sono state molto controversie in riferimento alla sua storia. In realtà, stando a quanto dichiarato nella sua biografia, Steve era tornato da un’azienda agricola, dove aveva acquistato delle mele. Decise quindi di chiamare quello che poi diventerà un vero e proprio colosso così, perché suonava divertente, spiritoso e non intimidatorio.
  • Amazon: è in onore del Rio delle Amazzoni, il più lungo fiume del mondo, a cui si ispira anche il logo.
  • Pepsi: l’inventore, Caleb Davis Bradham, dopo averla chiamata ‘Brad’s Drink’ la ribattezzò, dopo tre anni, per contrapporla alla parola dispepsia, che significa indigestione. Bradham infatti ritenne che la bevanda fosse utile per la digestione.
  • Asus: è l’acronimo di “As seen on screen”, ovvero come è sullo schermo.

Nomi startup: ok ho scelto il nome ed ora?

 

Dopo aver scelto il nome della tua startup è necessario creare un brand. Quindi, un logo identificativo che dovrà essere posizionato in modo unico sul mercato a fronte di quel nome. Chiunque vedrà quel nome dovrà immediatamente identificarlo in maniera univoca con la tua startup.

Andrà sviluppato il logo per il nome della tua società che noi consigliamo di registrare. Si inizia generalmente con la registrazione italiana del tuo brand e poi si avranno alcuni mesi di tempo per estenderlo anche negli altri paesi a livello europeo o addirittura mondiale.

Quindi si inizia da quello italiano e si attende un determinato periodo di tempo per capire anche se la tua startup sta avendo la crescita sperata. In tal caso consigliamo di estendere la registrazione del proprio marchio.

Sei ancora indeciso su quale nome dare alla tua startup? Richiedi il nostro supporto. Riceverai una consulenza gratuita da uno dei nostri advisor.

 

Team per startup

AAA Cercasi Team per Startup: ecco dove trovarli

Non hai il team per la tua startup, quello che volevi o meglio probabilmente in questa corsa ad ostacoli non c’è nessuno che possa tenderti la mano  per darti coraggio ad andare avanti? Non ti preoccupare qui la soluzione!

Non ti preoccupare, sei perfettamente in linea con tanti founder che hanno bisogno di membri per la loro startup.

Uno dei passi più difficili per la creazione della tua startup è  sicuramente la scelta del team. È tra gli aspetti più importanti che potrebbe portare addirittura alla vittoria o alla sconfitta della tua business idea. Per questo, il team della tua startup è così fondamentale!

Una startup è un lavoro di squadra ed è assolutamente impensabile di poter fare tutto da soli. Quanto dovreste lavorare per trasformare la tua idea di business in un progetto imprenditoriale? 48h su 24? Probabile!

Inoltre, non è detto che tu abbia tutte le competenze richieste per creare una startup ed è altrettanto fondamentale sapere che gli investitori non appena avranno tra le mani il tuo business plan vincente valuteranno anche questo.

I ruoli del team all’interno della startup che vengono controllati dagli investors, per verificare che la tua startup sia quella giusta su cui investire sono:

  • CEO (Chied Executive Officer) o amministratore;
  • CMO (Chief Marketing Officer) o direttore marketing, anche se oggi si sta estendendo la figura del Growth Hacker Officer;
  • CTO (Chief Technology Officer) o direttore tecnico

E’ importantissimo anche il loro track record, perché l’esperienza conta e contano anche gli errori e i fallimenti già avuti, ed in questo mondo per fortuna non in chiave negativa.

Compresa l’importanza del team, ma probabilmente lo sapevi già, ti sei messo a cercare cercasi collaboratori per startup, startup cercano componenti o più semplicemente trovare team startup.

 

Il Team: la stessa vision conta

 

Uno degli elementi principali all’interno di una startup è senza dubbio quindi il team.

Una squadra di lavoro coesa ed efficiente può portare un’idea al successo in poco tempo mentre un team insoddisfatto e poco produttivo può avere la capacità, oltre che di disgregare l’unione dell’azienda anche di farla fallire velocemente. Bisogna trovare collaboratori per startup giusti e in linea con le proprie idee.

All’interno di qualsiasi organizzazione, ma sopratutto all’interno di una startup vista la forte necessità di ottimizzare i costi, ad ogni individuo deve essere riconosciuto un determinato ruolo, risultato dell’incontro tra le competenze e conoscenze del singolo con i bisogni dell’azienda. Ad ogni figura del team bisognerà assegnargli un ruolo e soprattutto degli obiettivi e motivarlo al raggiungimento degli stessi.

I ruoli per essere interiorizzati in maniera ottimale e, di conseguenza, per essere espletati nel migliore dei modi vanno innanzitutto ben identificati all’interno dell’organigramma aziendale da parte della startup, per poi essere affidati ad elementi ricercati e valutati in base alle loro aspirazioni e capacità.

La fase più delicata nell’ambito dell’assunzione delle risorse umane è, infatti, rappresentata dalla scelta dei collaboratori che andranno a formare il team di lavoro una volta all’interno dell’organizzazione. Bisogna sempre ricordarsi che risulta molto più dispendioso in qualità di risorse sia economiche che a livelli di tempo, accogliere nell’organico un elemento non in sintonia con la visione aziendale piuttosto che spendere qualche giorno in più nella ricerca della figura giusta. I componenti del team devono avere la stessa vision ed essere allineati, status che viene professato da tante importanti realtà di successo.

Per vision aziendale si intende:

  • La struttura interna ed esterna;
  • I mercati su cui posizionarsi;
  • I prodotti/servizi da offrire;
  • Le strategie da perseguire per raggiungere il successo;
  • Gli obiettivi.

È necessario che le aspettative del nuovo assunto o del collaboratore autonomo (questo dipende dal tipo di rapporto lavorativo che volete istituire) convergano con quella della startup. È molto importante che i principi fondamentali dell’organizzazione siano condivisi dalla figura in questione perché, in caso contrario, diventerebbe molto più difficile farli diventare propri nel tempo e ciò porterà, prima o poi, al contrasto.

Per questo motivo, prima di assumere qualcuno e capire, poi, di non aver fatto la scelta giusta, il nostro consiglio è quello di scremare in maniera selettiva le domande di lavoro e scegliere il candidato che, oltre ad essere in possesso di un background sia accademico che professionale in linea con l’offerta di lavoro del caso, sia in grado di condividere anche la filosofia che regola l’ambiente lavorativo.

Inoltre, è necessario sottolineare che per promuovere l’occupazione di specifiche categorie di soggetti che faranno poi parte del team startup, sono state introdotte agevolazioni e incentivi per le aziende che intendono inserire nuovo personale.

Questi incentivi sono per lo più contributi economici o sgravi contributivi per i datori di lavoro per la stipula di determinate tipologie contrattuali o per l’assunzione di determinate categorie di lavoratori, come ad esempio donne, giovani, disoccupati ecc.

Inoltre per le startup iscritte al registro delle imprese innovative  è anche prevista la forma in work for equity.

 

Il Team: 2 le strade da seguire

 

Ma tornando a noi, come possiamo fare per trovare queste risorse così importanti? E come fare per valutarle?

Spesso una startup non ha al suo interno un dipartimento delegato alla gestione delle risorse umane e, per questo motivo, per trovare le figure adatte per la propria startup o più genericamente personale qualificato, si deve operare attraverso intermediari.

Per quanto riguarda questi mezzi utili alla ricerca e selezione dei candidati vi sono varie agenzie di lavoro, più o meno tradizionali, presenti sul mercato atti ad aiutare le startup in questa attività. Per l’attività di recruiting del team della propria startup!

La prima forma di intermediario digitale a cui sicuramente avete pensato è quella rappresentata dai social media.

È vero. Oggigiorno la forma più veloce per la creazione del proprio team, e spesso la più efficiente per la ricerca del personale, è proprio quella messa a disposizione dalle piattaforme virtuali del settore, dove la più famosa è sicuramente LinkedIn, ma esistono diverse piattaforme che offrono questo servizio specificatamente per le startup.

Per fare qualche nome, network quali Angel list e F6s mettono a disposizione le loro piattaforme per fare incontrare, oltre che startup ed investitori, anche startup con startupper o aspiranti tali.

Ma come funzionano questi operatori che ti permettono di creare il tuo team per startup? Il processo è molto semplice, basta iscriversi sulla piattaforma con la propria startup e inserire l’offerta di lavoro, con le relative specifiche, per la quale si stanno cercando nuove figure. Una volta fatto ciò si attendono le diverse risposte, un po’ come funzionano tutti i social network creati per questa ragione.

Attraverso l’utilizzo della tecnologia, la ricerca di figure giuste è sicuramente molto più veloce e facile, ma si possono adottare anche strategie alternative quali, per esempio, affidarsi a specialisti del settore che operano come agenzie interinali tra startup e aspiranti startupper.

Oltre ai mezzi digitali, infatti, esistono ancora metodi tradizionali che si affidano ad una rete di relazioni non virtuali per trovare le figure professionali richieste.

Infine spesso per abbattere i costi fissi legati all’assunzione di figure full time all’interno della propria startup, determinate attività di sviluppo, quali per esempio lo sviluppo di portali ecommerce, prodotti ICT, mobile App, siti, e molto altro, si preferisce affidarlo a partner esterni qualificati  che hanno le competenze e la struttura per sviluppare prodotti di ottimo livello qualitativo abbattendo costi e rischi e massimizzandone i tempi di delivery.

Se vuoi trovare il team migliore per il tuo modello di business o necessiti di un partner affidabile per i tuoi sviluppi ICT, senza perdere tempo con la certezza che sia quello giusto per te.

 

Proteggere la tua idea

Proteggere la tua idea: ecco come fare

Vuoi proteggere la tua idea ma non sai come fare? Non preoccuparti sei nel posto giusto!

Ti starai chiedendo come proteggere la tua idea. Bene! Partiamo subito dal presupposto che non si possono brevettare le idee, ad eccezione che delle stesse non si possa fare un prodotto o un processo produttivo. Quello che si può brevettare è un congegno o un processo che porti alla soluzione di un problema tecnico.

Molti si interrogano su come proteggere un’idea senza brevetto. Ovviamente questo non è possibile. Se la tua idea è davvero promettente ed innovativa, quanto pensi ci impiegherà un tuo potenziale competitor per copiarla? Soprattutto se si tratta di un grande player con a disposizione molte risorse e grandi possibilità economiche per riprogettare la tua idea, anche più performante di come l’avevi pensata.

Proteggere la tua idea è importante, se non fondamentale, perché, come abbiamo detto sopra, se un modello di business è davvero valido, ma non è protetto da nessun brevetto è solo questione di tempo.

L’era digitale viaggia veloce e noi dobbiamo esserlo ancora di più senza evitare di commettere errori che potrebbero essere fatali per la propria startup. Non è un caso, infatti, se in The Startup Canvas, l’unica guida operativa per strutturare una startup di successo, abbiamo un quadrante dedicato proprio alla proprietà intellettuale che si declina in: domini, marchi, brevetti, design e diritti d’autore.

Ma vediamo ora quali sono i passi per proteggere la tua idea.

Proteggere la tua idea: depositare un’idea di business

 

Ecco ci siamo! Siamo arrivati nella parte in cui ti spieghiamo come proteggere le proprie idee e quindi come non farsi rubare un’idea. Sì, perché la paura è proprio questa. Partiamo dal brevetto e dalla sua definizione.

Il brevetto è un documento con cui viene riconosciuta all’inventore la possibilità di poter sfruttare la propria invenzione o creazione in modo esclusivo. Chi la copia quindi commette un illecito se il progetto è brevettato. I brevetti si possono distinguere in:

  • Invenzioni che hanno come fine la risoluzione di un problema tecnico.
  • Modelli di utilità che ottimizzano l’uso di macchine o utensili.
  • Modello ornamentale per abbellire prodotti.

Per proteggere la tua idea occorre quindi occorre recarsi per la registrazione presso le Camere di commercio e Uibm a Roma. L’Uibm è l’ufficio italiano brevetti e marchi. Qui è possibile depositare il brevetto internazionale.

I costi per la registrazione sono i seguenti:

30 euro in marche da bollo;

45 per diritti di segreteria;

Da 120 a 600 euro per i diritti di deposito;

50 euro in formato elettronico (invio telematico);

Da 150 euro la registrazione del marchio.

Si tratta di un procedimento complesso che richiede il supporto e l’esperienza di un esperto. Dopo aver depositato il brevetto, dopo circa 9 mesi, saprai se il tuo brevetto è stato approvato o meno. Inoltre, una volta depositata la domanda, l’ufficio preposto ti da a disposizione un anno per depositarla anche negli altri paesi.

In Italia a differenza degli altri paesi non è possibile richiedere un brevetto provvisorio, aspetto invece ammesso negli Stati Uniti. Il nostro bel paese si differenzia dalla “Grande Mela” principalmente perché per noi vale il concetto ‘first to file’, che prevede che il titolare dell’idea è colui che la deposita per primo. Per gli Stati Uniti vige il concetto del ‘first to invent’, ovvero il titolare dell’idea non è chi la deposita per primo, ma chi per primo ha ideato e realizzato l’invenzione.

Proteggere la tua idea in particolare un sito web e un’app

 

Abbiamo capito che per proteggere la tua idea bisogna depositare un brevetto. Ora è giusto chiarire due aspetti: come tutelare un sito web e come brevettare un app.

Per tutelare un sito web, consigliamo l’acquisto del dominio, ma soprattutto invitiamo caldamente l’interessato a registrare il nome di quel sito o più genericamente del brand all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. In questo modo, il titolare del marchio acquista il diritto esclusivo del suo utilizzo. I diritti decorrono a partire dalla data del deposito e durano 10 anni. È possibile, ovviamente, trascorsi i 10 anni, rinnovare la richiesta per lo stesso periodo.

Questo perché come specificato dall’Ufficio Brevetti: “Il titolare di un marchio anteriore rispetto al nome di dominio può impedire ad altri di utilizzare quel marchio come nome di dominio e, se ne ricorrono i presupposti, può anche recuperare il dominio Internet di proprio interesse e farlo assegnare a proprio nome”.

Per brevettare un’app è necessaria brevettarla come invenzione o ricorrere ad altre soluzioni. Due i tipi di protezione: il brevetto software, che rientra in tale contesto se l’app genera o risolve un problema tecnico, e il diritto d’autore, che si ottiene depositando presso la SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) il codice sorgente dell’app per ottenere così protezione per lo specifico codice di programmazione utilizzato in termini di copyright.

Ti sarai sicuramente accorto che proteggere la tua idea richiede un percorso attento e scrupoloso. Per questo se non sai da dove iniziare o come partire

Creare una startup

I primi passi per creare una startup

Creare una startup ti sembra difficile se non impossibile? Mettiti comodo e leggi i nostri consigli. La strada è in salita solo per chi non ha tempo per formarsi!

Creare una startup? Da dove iniziare? Partiamo dal principio. Cos’è una startup? Diamo una risposta estremamente semplicistica dell’argomento sottolineando però che tanti professionisti si sono dibattuti sull’argomento. In sintesi, è una organizzazione temporanea con un modello di business scalabile, ripetibile, che genera profitto e che cresce velocemente.

E ora veniamo al nostro focus: creare una startup. Spesso quando si inizia un nuovo percorso, sia questo riferito ad un nuovo lavoro piuttosto che ad una storia d’amore, ci si sente spaesati, magari impauriti, ci si pongono mille domande e capita di aver bisogno di qualcuno con cui parlare, confrontarsi, chiedere aiuto o semplicemente trovare conforto.

La stessa cosa vale anche quando si mette in piedi una startup. Soprattutto se è la prima esperienza imprenditoriale che si sta cercando di portare avanti. Come per tutte le cose nuove, in mancanza di esperienza diretta e sul campo, capita di sbagliare, inciampare, rialzarsi e ricominciare. Creare una startup di successo certo non è semplice, né c’è un’equazione matematica da seguire. Ma qui ti vogliamo dimostrare che creare una startup prevede dei passi e che alcuni di questi passi possono essere errori o sbagli che possono essere evitati, seguendo l’esperienza di chi ce l’ha già fatta!

 

Creare una startup: 2 strade da seguire

 

Ecco ora ti starai chiedendo come creare una startup? O più probabilmente come creare una startup di successo? Ci sono fondamentalmente due modi di intraprendere questo tipo di percorso, cercando di farsi carico tutto sulle proprie spalle, apprendendo, testando e, magari, sbagliando ma facendo tutto secondo la propria visione e con le proprie forze, oppure, affidandosi a professionisti del settore che, grazie alle loro esperienze e conoscenze, possono sostenere e consigliare gli imprenditori sulle strategie da perseguire e le azioni da implementare.

Qualsiasi sia la scelta che si intende compiere al fine di creare una startup, la prima cosa da fare quando si decide di mettere in piedi una startup, sia essa un’impresa che produce prodotti o che eroga servizi, che intende intermediare tra utenti e venditori o che ha come obiettivo quello apportare alla società un modello di business innovativo; è capire se il prodotto o il servizio che noi pensiamo possa essere vincente abbia effettivamente un mercato di riferimento.

Come suggeriscono anche alcuni nomi estremamente autorevoli nel mondo delle startup e della metodologia lean, come Steve Blank e Eric Ries, è di iniziare a capire se, effettivamente, la soluzione che noi abbiamo pensato possa, in qualche modo, essere utile per risolvere un problema reale per i consumatori. Creare una startup parte proprio da questa prima verifica.

La maggior parte delle startup, infatti, parte da un problema personale a cui l’imprenditore ha cercato di trovare un soluzione almeno una volta nella vita. La startup, quindi, si fonda su ipotesi che il founder ha e che pensa possano essere riconosciute anche dal mercato.

L’idea, di conseguenza, in questa prima fase è cercare di capire se il problema che noi abbiamo riconosciuto come tale e a cui abbiamo trovato una soluzione sia condiviso anche da altri consumatori. Per fare questo, o meglio per capire se esiste quello che in gergo viene chiamato un problem-solution fit, bisogna testare con mano i clienti di riferimento attraverso questionari, interviste o anche attraverso lo sviluppo di un light MVP (Minimo prodotto fattibile). Questo è sicuramente il primo passo per partire e per creare una startup di successo.

I primi clienti che proveranno il nostro prodotto, chiamati anche early adopter, sono estremamente importanti poiché riveleranno preziosi consigli su quello che stiamo creando. Saranno proprio loro a fornirti delle migliorie per la tua startup o quello che si ricerca anche ostinatamente su Google con la dicitura idee per una startup.

In ogni caso, l’importante in questa fase non è concentrarsi su un’ampia fetta di mercato ma, cercare di capire quali possano essere i primi early adopter a cui rivolgere la propria proposizione di valore,  comprendere quali siano i loro problemi e se la soluzione che noi abbiamo ideato possa effettivamente rispondere ad un’esigenza condivisa.

Una volta testato il prodotto e compreso che esiste davvero qualcuno che intende volontariamente spendere denaro per comprare la nostra soluzione, a quel punto si può cercare di capire come implementare il modello di business e passare a quello che è definito come product-market fit, iniziando a testare il flusso di vendita.

 

Creare una startup: come trovare i finanziamenti

 

Questi piccoli primi passi possono essere, come suggerito all’inizio di questo articolo, anche completati senza l’aiuto di un consulente ma grazie alla forza di volontà e la professionalità che contraddistinguono molti dei founder delle startup di oggi giorno. Uno step di estrema importanza per creare una startup, però, riguarda la richiesta fondi e la ricerca di investitori che credano nel progetto e vogliano investirci sopra. Dopo aver passato in rassegna tutti gli amici e familiari in cerca  dei primi fondi per avviare la propria idea, è necessario passare a forme di finanziatori più strutturati che oltre a elargire risorse economiche possano anche apportare un valore aggiunto in forma o di networking o di know-how o di canali commerciali.

Per questo bisogna rivolgersi a dei professionisti che ti aiuteranno a capire come avviare una startup e trovare i finanziamenti per farlo!

Quando ci si deve interfacciare con stakeholder di un certo spessore e, soprattutto, quando si necessitano quantità di fondi importanti è di estrema importanza fornire agli interlocutori un package completo e strutturato in modo da dar loro la possibilità di comprendere il progetto in ogni minimo particolare per essere veramente di aiuto.

I package in questione sono spesso formati da alcuni documenti di notevole importanza in questo frangente. All’interno di quello che viene definito come investor deck e che viene consegnato nelle mani degli analisti che si occupano di valutare la sostenibilità e la fattibilità del nostro progetto sono presenti alcuni documenti come: il Business Plan, un piano finanziario, un elevator pitch (o meglio una presentazione in Power Point o similari che renda in forma grafica i punti salienti del BP) e un executive summary che sintetizzi in poche pagine i fattori fondamentali della nostra startup.

 

The Startup Canvas

The Startup Canvas: l’unico framework per le startup

Vuoi creare la tua startup di successo, ma non sai da dove partire? The Startup Canvas è la prima guida operativa per le startup in linea con l’approccio Lean.

 

The Startup Canvas fonda le sue radici in un concetto del tutto nuovo che unisce elementi di diverse teorie, estremamenti interconnessi tra loro, applicandoli ad un processo strutturato per le startup.

Il concetto su cui si basa l’innovativo framework possiamo definirlo come “startup development”, un metodo che prende spunto da sette differenti metodologie e procedimenti quali il product development, il customer development, il marketing, il fund raising, il team building, l’intellectual property e la traction, fondendole assieme e traendo da ciascuna di queste gli elementi fondamentali da riadattare ed applicare allo sviluppo di una startup di successo.

Tutti questi elementi sono processi già conosciuti e testati individualmente che, però, in questo caso, ovvero in The Startup Canvas, vengono condensati e utilizzati in maniera sinergica per sviluppare al meglio il proprio modello di business.

 

The Startup Canvas: le sue caratteristiche 

 

L’obiettivo primario di The Startup Canvas è aiutare il futuro imprenditore ad individuare il prima possibile il modo giusto per far funzionare la propria azienda.

Fino ad oggi i framework presenti sul mercato, benché estremamente utili per la pianificazione strategica, non possono essere considerati completi e del tutto adatti quando si tratta, invece, di sviluppare una startup.

The Startup Canvas prende spunto dai canvas al momento presenti sul mercato, aggiungendo a quest’ultimi elementi innovativi che lo rendono l’unico framework al momento disponibile ideato proprio per le startup.

È un framework dinamico e circolare, che si basa sul concetto di continuous improvement e di rework.

L’utilizzo che si deve fare The Startup Canvas, quindi, è periodico.

Mediamente si consiglia una review ogni due settimane, dato che usualmente,  ogni due settimane si hanno nuovi dati da analizzare relativamente alle metriche di crescita e alla traction, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo della startup, dove ogni blocco può subire continui miglioramenti. Le cause possono essere molteplici: la modifica della composizione del team, l’aggiunta di una nuova metrica da analizzare, la modifica di una strategia di marketing, l’ottenimento di un nuovo contatto su cui operare a livello di raccolta fondi, la chiusura di una nuova importante partership o mille altre componenti che ci obbligano a rielaborare il nostro canvas e a rimettere in discussione parte di ciò che è direttamente connesso al quadrante oggetto delle migliorie.

Lavorare sul canvas equivale a modellare un processo, operando su quadranti strettamente correlati tra loro, ove ogni modifica che avviene su un blocco, può impattarne alcuni altri.

 

The Startup Canvas: i dodici building blocks 

 

The Startup Canvas è strutturato attraverso 12 blocchi (a differenza dei canvas attuali che invece ne contengono solo nove) e si sviluppa fondamentalmente in due passaggi, rappresentati da due cerchi concentrici. Questi due cerchi si suddividono a loro volta in tre aree essenziali. Il cerchio più interno è rappresentato dall’idea di business, mentre i due semicherchi più esterni rappresentano rispettivamente: la strategia e l’execution.

Si parte dal cerchio più interno di The Startup Canvas, ovvero dall’idea di business, con il blocco numero uno, che rappresenta il problema. Il problema, infatti, rappresenta sempre il punto di partenza per ogni startup. L’obiettivo primario per ogni imprenditore diventa capire quale grattacapo stia cercando di risolvere con la sua soluzione, poiché la maggior parte delle startup fallisce non perché costruisca un prodotto poco efficiente ma perché ne crea uno non rispondente alle esigenze del cliente. Non trova perciò mercato, dato che non piace o non interessa a nessuno.

Per capire se il problema individuato sia effettivamente un problema riscontrato nella realtà concreta, è necessario analizzare quelli che sono i potenziali clienti. Nel blocco numero due del Canvas vengono, quindi, analizzati tutti gli elementi che di solito venivano presi in considerazione nella parte destra del Business Model Canvas, come i segmenti di clientela, i canali, e le relazioni con i clienti.

Qui si cerca in primis di capire quale sia il profilo del potenziale cliente e se esista veramente il cosiddetto problem-solution fit, o meglio, se la soluzione pensata per un determinato problema sia effettivamente una soluzione che trova corrispondenza sul mercato. A questo punto, attraverso la creazione di un MVP si procederà verso il secondo step che è quello della validazione del product-market fit, ovvero capire se il prodotto (benchè con features minime) sia di appeal verso il target di clientela e se, quindi, possa avere un riscontro ed essere davvero acquistato.

Il terzo blocco di The Startup Canvas, invece, riguarda la value proposition e consiste nella descrizione del prodotto (o del servizio) vero e proprio, mentre è nel quarto blocco che vengono analizzate le assumption, ovvero le ipotesi fondamentali o ipotesi fiduciarie, su cui si fonda l’idea della startup e senza le quali il progetto non potrebbe esistere. Le assumption sono di estrema importanza e la loro attenta valutazione prima di iniziare il percorso imprenditoriale diventa necessaria al fine di evitare in un secondo momento problemi più grandi, ovvero il fallimento stesso della startup! Infatti, se anche solo una delle ipotesi più rischiose, su cui si fonda l’intero progetto, dovesse rivelarsi errata, il tutto potrebbe portare al fallimento dell’intera startup. Per questo motivo, diventa d’obbligo analizzarle attentamente prima di partire.

Con il blocco numero cinque di The Startup Canvas si entra nella fase della definizione strategica. Il business model è la vera e propria logica tramite cui una startup crea valore, lo distribuisce ai propri clienti e lo trattiene per se’ andando a generare ricavi. Ogni modello di business deve risultare scalabile, ripetibile e sostenibile.

Le strategie di marketing, una volta definito il proprio modello di business, diventano il passaggio successivo su cui è necessario focalizzarsi il meglio possibile per la buona riuscita del progetto. Sia le strategie online che offline, di fatti, hanno bisogno di un’attenta analisi e valutazione, poiché diventano di estrema importanza quando si presenta il prodotto o il servizio sul mercato e quando si tratta di curarne le relazioni.

Per finire la fase della strategia di The Startup Canvas vengono analizzati come ultimi punti il financial plan e la proprietà intellettuale. Non basta, infatti, solo capire i ricavi e i costi ma risulta necessario anche calcolare i flussi di cassa che genererà la nostra startup in futuro per capire l’equity  e i capitali necessari al fine di procedere con i finanziamenti. Tutto il discorso della proprietà intellettuale, poi, richiede un capitolo a parte quando si cerca di definire la strategia di una startup, poiché, detenere o no un brevetto per esempio non fa la differenza solo sul mercato a livello di vantaggio competitivo, ma anche quando ci si trova di fronte ad un investitore in termini di potere contrattuale.

Finita la fase della strategia si passa a quella dell’execution e qui si inizia a parlare del team, ovvero delle persone che compongono la startup, che l’hanno fondata, che ci lavorano dentro. Avere all’interno della propria impresa risorse con un track record di tutto rispetto è un valore aggiunto non da poco che aiuta la startup sia nella parte operativa che in fase di ricerca fondi. Le operation, poi, vengono discusse nel blocco numero dieci di The Startup Canvas che, oltre a prendere in considerazione tutta la parte sinistra analizzata nel Business Model Canvas, evidenzia altri punti di fondamentale importanza quando si tratta di creare una startup propria, come ad esempio: in quale paese stabilire legalmente l’azienda? Quali leggi sul lavoro la governano? Che tipo di regime fiscale vige?

Il penultimo blocco di The Startup Canvas è riferito alla traction. Questo è un elemento innovativo di The Startup Canvas che non è mai stato preso in considerazione nei canvas attualmente presenti sul mercato, nonostante sia un concetto chiave nello sviluppo di una startup. Infatti, la traction rappresenta il modello di crescita di una startup, basato su metriche in relazione a delle milestone. L’ultimo blocco, ovvero il numero dodici, descrive le strategie da utilizzare in fase di ricerca fondi. Non basta sapere solo l’ammontare degli investimenti necessari, ma è utile capire anche a quali stakeholder presentarsi e in che lasso di tempo strutturare la strategia di fund raising.

La raccolta fondi è stata posizionata nell’ultimo quadrante di The Startup Canvas, in quanto soltanto dopo aver strutturato i diversi campi sarà possibile presentarsi all’investitore.

Per progettare anche tu la tua startup di successo

Startup Organizzazione

Sei sicuro di aver avuto l’idea giusta per la tua startup? Ecco cosa devi sapere prima di partire!

Ogni giorno ognuno di noi ha qualche idea che crede che possa cambiare o migliorare la nostra quotidianità. Ma effettivamente è possibile che la tua business idea sia stata già validata da qualcun altro. Qui la strada da seguire prima di trasformare il tuo progetto in una startup!

Ci siamo. Hai avuto un’idea innovativa, un’idea disruptive come direbbe qualcuno dell’ecosistema startup o più semplicemente hai avuto un’intuizione capace di migliorare un determinato aspetto della propria vita.

Bene! Ora dobbiamo passare al passo successivo, ovvero capire se c’è qualcun altro che abbia avuto la tua stessa idea o che abbia addirittura già creato la sua startup. Prima di tutto, è giusto sapere che ci sono due tipi di idea: disruptive e collaborativa. Quest’ultima viene così definita da Brian Pallas, CEO di Opportunity Network, che valuta in maniera estremamente positiva i cambiamenti basati su infrastrutture preesistenti, che lui appunto chiama forma di innovazione simbiotica o collaborativa.

Questo perché è possibile innovare anche utilizzando canali già esistenti, utilizzando cioè i player che sono già presenti sul mercato per uno sviluppo economico sostenibile. È il caso per intenderci di My Taxi.

Al di là di questa breve digressione che ti può far capire meglio la tua idea in quale direzione si orienta, è giusto capire se effettivamente il tuo modello di business sia unico o se siano già presenti servizi simili o che addirittura combacino quasi nella loro interezza. Servizi simili saranno a loro volta forniti dai tuoi futuri competitor, che verranno analizzati nel business plan.

 

Startup, i brevetti: la loro duplice utilità per la tua idea di business

 

Per proteggere quindi la tua business idea, e quindi per iniziare a strutturare la tua startup, bisogna fare riferimento ai brevetti, che sono un titolo giuridico in forza del quale al titolare viene conferito un titolo esclusivo di sfruttamento dell’invenzione in un determinato periodo di tempo e su un determinato territorio. Il brevetto consente di evitare ad altri di riprodurre o riutilizzare la tua stessa invenzione senza averne l’autorizzazione. E’ anche chiamato privativa industriale, proprio perché priva qualsiasi altro soggetto nel mondo, dal diritto di sfruttamento.

Come per le idee, che sono di due tipi e che presentano le caratteristiche sopra citate, in maniera speculare abbiamo due tipi di brevetto:

  • Per invenzione, ovvero viene presentata una soluzione nuova ed originale;
  • Per modello d’utilità quando si migliora un prodotto già presente.

È giusto sapere che il brevetto ha una validità pari a 20 anni e che è valido solo per il paese in cui è stato concesso. Da qui è possibile richiedere le estensioni per gli altri paesi per evitare che la tua business idea possa essere replicata, importata o venduta all’estero da chiunque.

Bene ora ti chiederai probabilmente, cosa c’entra con il timore che la tua idea sia già stata pensata prima di te e quindi con l’impossibilità di avviare la tua startup. In realtà i due concetti sono strettamente legati, perché non solo hai compreso che se il tuo modello di business è unico, potrai proteggerlo depositando un brevetto, ma che puoi rifarti allo stesso per capire se altri hanno avuto la tua stessa idea.

 

Due le strade da seguire per capire se la tua idea può diventare una startup

 

Come? Come risolvere l’arcano?

È semplice, non preoccuparti. Ci sono due diverse strade da percorrere per capire se la tua idea può diventare una startup. La prima è più difficoltosa, richiede tempo, ma più economica. Ovvero, dovrai ricercare tu in prima persona con un’analisi approfondita su tre linee diverse:

  • Google: sì proprio lui, Google. Il motore di ricerca più usato in Italia e non solo. Su desktop gode di una quota di mercato dell’80,5% su scala globale, mentre sui device mobili la quota sale al 95,9%. È evidente che detiene quasi il monopolio.

Ma come fare ricerche su Google per soddisfare proprio questo tuo dubbio? Utilizza le parole o in un gergo più tecnico le keyword più attinenti al tuo prodotto o servizio da qui potrai avere già tante informazioni.

  • Ministero dello Sviluppo Economico che ha messo a disposizione una banca dati sui brevetti. Si tratta di una collezione documentale di 22.000 brevetti concessi, riferiti a domande depositate a partire dal 1° luglio 2008. Inoltre, la banca dati è stata implementata con nuove funzionalità dal 2017 e sono stati aggiunti nuovi criteri di ricerca.
  • Le banche dati fornite dalle organizzazioni internazionali: EUIPO, EPO e WIPO.

In questo modo, potrai finalmente capire se andare avanti con il tuo modello di business e quindi con la tua startup o se sono opportune delle modifiche per dare quel plus in più che ad oggi non è stato ancora pensato e strutturato. Quello che Ash Maurya chiama l’unfair advantage.

Ma qual è la seconda strada più semplice da seguire per la tua idea di startup? Qual è anzi la strada certa che puoi fare senza la preoccupazione di poter sbagliare nella tua analisi di mercato?

La soluzione è sicuramente rivolgerti ad un professionista. Certo sarà sicuramente la strada più costosa, ma è certamente quella che ti permetterà di evitare un dispendio inutile di energie e che ti consentirà di avere la certezza di avere tra le mani un risultato sicuro.

Noi offriamo anche questo tipo di servizio con un’esperienza ormai decennale.

Sta a te scegliere quindi quale strada percorrere anche in base al tuo budget e in base alle tue capacità di esploratore!

 

Come migliorare la mia idea per la mia startup?

 

Ora che la tua ricerca è andata a buon fine, o almeno sperando che sia andato tutto bene, probabilmente il tuo nuovo interrogativo è come migliorare la tua idea per la tua futura startup o per il tuo progetto che è già in essere. Una delle strade percorribili è il problem solution fit, cioè verificare sul campo tramite sondaggi e/o interviste se il tuo prodotto può effettivamente essere interessante.

I sondaggi o le interviste sono essenziali per le startup e possono essere fatte di persona o online a seconda della tua preferenza. Se online, devi calcolare che per avere un numero consistente dovrai anche spendere del budget in advertising, come su Facebook, dove sarà sicuramente presente la tua buyer personas.

Noi consigliamo anche il contatto di persona, face to face. Per il semplice fatto che l’utente che verrà intervistato oltre a risponderti avrà una sua mimica e una sua espressività che ti farà capire molto altro ancora. Il silenzio, a volte, può essere più esaustivo di mille parole. Può sembrare una frase già fatta, ma le espressioni facciali dicono molto di più.

Infine, consigliamo di non pilotare l’intervista facendo domande dirette del tipo: ‘Ti piace questa mia idea’, ma fare domande generiche per poi passare al particolare del tipo: ‘Quali strumenti usi per risolvere questo problema?’.

Non resta ora che darti il nostro in bocca al lupo per la tua ricerca, altrimenti puoi affidarti a noi!