Gian Luca Comandini

Gian Luca Comandini: le chiavi del mio successo

Continuano i nostri aggiornamenti con la rubrica dedicata al professionista. Nel precedente focus abbiamo intervistato Raffaele Gaito, tra i più importanti growth hacker in Europa, che ci ha svelato segreti e curiosità sul growth hacking. Ora abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Gian Luca Comandini!

Ma chi è Gian Luca Comandini? Scopriamolo insieme!

Vision, intraprendenza e passione sono questi i leit motiv di Gian Luca Comandini, romano classe 1990. La sua attività inizia con lo sviluppo e la diffusione mediatica dell’App “I pronostici del Mister’. Una realtà da cui non si discosterà mai. Infatti, elabora un algoritmo che consente di sfruttare economicamente “falle” nelle quotazioni di scommesse sportive e poter consigliare con successo pronostici sportivi.

Gian Luca Comandini fonda “You & Web”, società che lega le più brillanti menti digitali e che nel 2016 viene venduta a HDRA, colosso della comunicazione, e di cui successivamente diventa socio, sedendo nel Consiglio d’Amministrazione.

Ospite in numerose trasmissioni televisive come consulente e opinionista RAI, professore universitario ed esperto di Bitcoin sogna l’istituzione del primo Ministro dell’Infosfera.

E ora non resta che dedicarci al nostro focus di oggi dedicato a Gian Luca Comandini.

Intervista a Gian Luca Comandini

1- La storia di Gian Luca Comandini inizia nel 2013 quando hai deciso di acquistare centinaia e centinaia di bitcoin per “pochi euro”. Oggi un bitcoin vale molto di più, circa 6k. Cosa ti ha spinto a credere in un sistema così rivoluzionario e sconosciuto?
La fede e la preparazione. Ero appena uscito da una laurea in economia, dunque avevo la preparazione giusta per comprendere una rivoluzione del genere, inoltre mi son sempre fidato molto delle persone con cui collaboro, quindi appena un mio programmatore mi ha parlato di bitcoin, mi ci sono buttato senza pensarci due volte.

2- Il bitcoin è la moneta del futuro. Tuttavia, come anche dal tuo programma politico, c’è poca conoscenza su determinate tematiche e tecnologie come la blockchain, la robotica e l’intelligenza artificiale. Come spiegheresti ad un bambino che cos’è il bitcoin?
Più che bitcoin spiegherei cosa è la blockchain. È questa la vera rivoluzione, la tecnologia alla base del bitcoin. La blockchain non è altro che un registro pubblico condiviso tra più computer di una rete. Ogni informazione presente in questo registro virtuale è crittografata e permanentemente non modificabile, dunque sicura.

3- Gian Luca Comandini, oltre ad essere un imprenditore, è anche un docente universitario. Come stai portando nelle scuole gli argomenti sopra citati? Cosa si prova ad essere un evangelist che prova a diffondere questa cultura come base del futuro di questa nuova generazione?
È un’emozione unica, vedi negli occhi dei ragazzi (spesso miei coetanei) una nuova speranza. La voglia di intraprendere nuove strade, di percorrere e colonizzare percorsi non battuti. Ho sempre pensato che con la passione e le competenze si coinvolgono più facilmente le persone e ne ho costantemente conferma proprio dai miei corsi.

4- Tra gli obiettivi di Gian Luca Comandini, c’è il desiderio, e anche il sogno, di istituire il Ministero dell’Infosfera cioè un ministero che si occupi di innovazione a 360°. Quando pensi che questo sogno possa diventare realtà?
Ormai ci siamo quasi. Penso che la maggior parte dei paesi del mondo stiano andando in questa direzione, siamo rimasti solo noi tagliati fuori. Mi auguro e sono fermamente convinto che entro un paio di anni avremo il nostro Ministro dell’Innovazione e soprattutto avremo la vera innovazione nella pubblica amministrazione, e non solo.

5- “Vedo oltre, vado oltre”. Questa è la frase che sicuramente contraddistingue Gian Luca Comandini e rappresenta anche il tuo modus operandi. Per chi non vuole essere travolto dal mondo dell’innovazione, ma vuole essere attore consapevole e protagonista di questa realtà cosa consigli di fare?
STUDIARE! La preparazione, l’aggiornamento e la capacità di adattamento sono gli unici ingredienti per riuscire a surfare lo tsunami dell’innovazione. Oggi, grazie ad internet, abbiamo a disposizione miliardi di documenti in un clic, sfruttiamolo!

6- Hai scritto la prefazione del nuovo libro di Massimo Ciaglia: “The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro”, già best seller su Amazon. Cosa pensi dell’innovativo metodo che sta letteralmente rivoluzionando il modo di fare startup?
Massimo è in assoluto uno dei più conosciuti e concreti professionisti nel settore delle startup. È un vero maestro del suo mestiere, ciò che gli fa onore è essere riuscito a trovare il tempo e la voglia di trasferire tutto il suo know how e i suoi successi in un metodo semplice, lineare e completo che senz’altro aiuterà migliaia di ragazzi a realizzare il proprio sogno e a diventare imprenditori.

Per distinguerti realizza ciò che sogni

Accelerare la tua startup

Vuoi accelerare la tua startup? I consigli di Massimo Ciaglia

Probabilmente ti starai chiedendo come accelerare la tua startup? Qui un’attenta analisi e consigli pratici in base allo stage in cui ti trovi!

Vuoi accelerare la tua startup? Dipende tutto dallo stage in cui ti trovi, perché se sei in uno stage pre seed ci sono delle opportunità, se sei in uno stage seed ce ne sono altre, se sei in un early stage è possibile accedere ad altre possibilità, mentre se sei in un late stage ti trovi in un altro scenario ancora.

Cosa vuol dire prima di tutto accelerare? Significa creare traction, ovvero migliorare una serie di elementi qualitativi e quantitativi per la tua startup. Bisogna prendere in considerazione delle metriche più performanti e sono le metriche di crescita e di valore. In particolare, quelle che noi andiamo a vedere sono quelle di crescita.

Quindi, ad esempio, una metrica di crescita potrebbe essere il numero di utenti acquisiti meno il churn rate, che corrisponde al tasso di abbandono. Un’altra potrebbe essere il numero di download. Le metriche di crescita sono quindi delle metriche che monitorano come la tua startup sta crescendo e quindi come si sta accelerando. Le metriche di crescita sono tipiche delle startup e non le troviamo spesso all’interno di imprese tradizionali, fanno parte di quella che Eric Ries definisce la contabilità dell’innovazione.

Un’altra cosa che ti consigliamo di fare assolutamente per accelerare la tua startup è il posizionamento e quindi la brand awareness. In quanto, più la startup è nota sul mercato e ben posizionata e più attrae utenti e capitali e più accelera di conseguenza il suo processo di crescita.

 

Quali sono le tecniche per accelerare la tua startup?

Se sei uno stato pre seed, quindi hai un’idea e devi accelerare, ma in realtà devi fare tutto, perché ti trovi in quella situazione che si chiama “il 100% di niente”, ovvero il “one hundred percent of nothing”, in questa situazione puoi essenzialmente fare due cose:

-La prima è farti conoscere: fare PR, comunicazione, social, content marketing, influencer marketing, ufficio stampa, partecipare ai contest. Sono tutte azioni che accelerano la brand awareness, l’attrazione di capitali e il processo di validazione. La validazione è fondamentale soprattutto se operi in modalità Lean Startup e se utilizzi le teorie di Steve Blank sulla customer development.
-La seconda cosa che bisogna fare per accelerare lo sviluppo della tua startup è creare un MVP e validarlo sul mercato.

Inoltre per accelerare la tua startup è necessario:

-Fare raccolta fondi seguendo delle strategie corrette.
-La costruzione e il miglioramento di un team sempre più idoneo alla tua idea di business, perché se parti con un team corretto sicuramente acceleri il processo di sviluppo della tua startup, in quanto hai le risorse chiave che ti riescono ad accelerare i processi.

Queste due azioni, insieme agli accorgimenti sopra indicati, nella fase pre seed fanno sì che ci sia la possibilità di attrarre capitali più facilmente e di validare il mercato prima di partire con gli investimenti. Quindi queste azioni risultano fondamentali per accelerare la tua startup.

Se sei invece in una fase seed, quindi hai già fatto un primo seed round nella raccolta fondi (qui il nostro focus sulle migliori strategie per il fund raising) e hai già lanciato la tua startup, ti consigliamo di:

-Trovare le tue metriche di crescita, monitorarle e ottimizzarle attraverso un funnel, il funnel A.A.R.R.R. è probabilmente il più adatto in questa fase, e capire in ogni passaggio cosa devi fare per migliorare la conversione. Quindi questo utilizzo del funnel combinato al monitoraggio delle conversioni e al miglioramento delle strategie in ognuno dei cinque step del funnel ti consente di migliorare e di accelerare il processo di crescita della tua startup.
-Individuare le giuste metriche di crescita al fine di poter crescere in maniera sana, sfruttando delle metriche coerenti.
-Fare fund raising con delle strategie corrette.
-Anche qui è importantissima la costruzione e l’ottimizzazione di un team ad hoc.

In questo stage è fondamentale, come al solito, fare molta comunicazione e quindi farti conoscere, proprio come avveniva nel primo step.

Se ti trovi, invece, in un early stage, quindi nella terza fase di crescita della tua startup, abbiamo delle tecniche diverse per accelerare, perché per accelerare devi fare scaleup, quindi devi replicare e scalare il tuo modello.

Per fare ciò devi trovare delle strategie corrette, affinché tu possa scalare il tuo modello di business in altri countries o replicarlo in altri settori. Hai bisogno prima di tutto di capitali e quindi per accelerare la tua startup devi fare fund raising. Ovviamente anche qui è fondamentale avere un team all’altezza del progetto.

Se ti trovi, infine, in un late stage la situazione cambia considerevolmente. La startup ha dimostrato la sua redditività e generalmente ha raggiunto un buon posizionamento sul mercato. I flussi di cassa sono positivi e si inizia a sperimentare nuovi mercati. Qui la parola d’ordine è solo una: ottimizzare.

Gli aspetti comuni agli stage

In questo focus su come accelerare la tua startup, avrai probabilmente notato che ci sono degli aspetti in comune indipendentemente dallo stage in cui la startup si trova nel caso in cui si parli di stato pre seed, fase seed e di early stage.

Essenzialmente gli aspetti in comune sono due:

-Puntare sulla raccolta fondi, perché fondamentale per accelerare la tua startup.
-Un team qualificato sia perché sarà cruciale per la riuscita del progetto sia perché un team autorevole viene valutato sempre positivamente da un investitore.

Questi sono gli elementi chiave per accelerare la tua startup e per farla crescere nel modo corretto.

Se hai dubbi o vuoi avere maggiori informazioni a riguardo o hai bisogno di una consulenza gratuita sulla tua startup

Jacopo Mele

Jacopo Mele per The Startup Canvas si racconta

Continuano le interviste nella nostra sezione dedicata agli influencer. Questa volta vogliamo intervistare un personaggio davvero speciale: Jacopo Mele, human connector. Un ragazzo, un uomo capace di “collegare”, “contaminare” realtà diverse, geo localizzate anche nell’emisfero opposto, creando spazi virtuali di collaborazione e di lavoro momentanei e accelerati.

Nonostante questa breve prefazione, è giusto chiedersi chi è Jacopo Mele? Jacopo è un visionario per eccellenza che vola alto. Indicato da Forbes come il più giovane nella lista dei trenta under più influenti nella politica a livello europeo, vanta un track record da imprenditore seriale, nonostante la sua giovane età.

Jacopo Mele riesce a creare, a soli 17 anni, la nuova professione del digital life coach, affiancando i manager delle aziende nelle scelte strategiche. Professione che poi si diffonderà in seguito in Italia e all’estero.

Pioniere per professione con spirito avventuroso e determinato, Jacopo Mele ama superare i limiti tangibili per guardare “oltre”. Ad oggi è Managing Partner di YourDigital, organizzazione europea di Digital Transformation Manager, e Presidente di Fondazione Homo Ex Machina, una fondazione tecnofilantropica che funge da «enabler» abituando gli under25 a superare costantemente i confini, ridefinendo così gli ecosistemi, orientando il futuro di comportamenti e tecnologie. Infine, è membro del Board Junior di Fondazione Prioritalia, che coinvolge  i manager per contribuire allo sviluppo e all’innovazione sociale.

Qual è l’obbiettivo di Jacopo Mele? Conoscere almeno una persona al giorno. La condivisione di idee il suo leitmotiv.

Ma ora andiamo a conoscere meglio chi è Jacopo Mele!

 

Intervista a Jacopo Mele

Ciao Jacopo e grazie per aver accettato.

Com’è cambiata la tua vita da quando sei stato nominato da Forbes come uno dei trenta uomini più influenti nella politica europea e quando Wired nel 2017 ha consigliato di “tenerti d’occhio” insieme ad altri 50 leader globali?

Questi riconoscimenti ed altri sono diventati momenti di gratitudine nei confronti della rete di persone che ogni giorno mi danno fiducia. Entrare a far parte degli under 30 di Forbes non è solo un riconoscimento, ma vuol dire appartenere ad una community di persone a cui brillano gli occhi ogni giorno e hanno fame di conoscere, di scambiare e di condividere.

Questo oggi mi consente di presidiare ancora meglio quelle che sono le soglie dell’innovazione dei diversi mercati attraverso il confronto costante con le persone, che si stanno affermando come leader del settore.

A 17 anni sei stato capace di dare vita ad una nuova professione il “digital life coach”, una professione che ad oggi si sta affermando, come si è evoluta questa professione?

Il digital life coach è nato con l’intento di affiancare il C-level delle aziende di medie dimensioni nella comprensione, gestione e contaminazione di quello che sarà il nuovo mindset.  È un nativo digitale che guida a vivere il nuovo habitat. Oggi il digital life coach non è solo un consigliere strategico che opera come sparring partner dell’amministratore delegato su tutti i temi di trasformazione digitale, ma lavora anche come  un fractional executive per guidare una struttura nella loro trasformazione digitale per aziende che vanno da 20 a 500 milioni di fatturato.

In YourDigital siamo 35 Partner che lavorano con la formula del temporary manager, impattando i modelli di business, i modelli relazionali con i clienti, i processi e gli strumenti delle medie aziende  in Europa.

Per chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso cosa consiglieresti di fare? Quali sono gli step, se così possono essere chiamati, da fare assolutamente?

Siamo nati per esplorare conoscere interiorizzare e condividere. La nostra mente è adatta a fare sempre cose nuove e può fare molto di più che emulare. Oggi è necessario che le persone curiose quelle con gli occhi che brillano abbiano la possibilità di accedere a percorsi che gli diano una crescita dirompente.

Per farlo, consiglio di gravitare nella parte più alta del Knowledge funnel quella che rappresenta il mistero. Abilitatore di questa vita è la fiducia cross generazionale che ci consente di presidiare innovazioni di industrie che non avremmo mai immaginato di osservare. Proprio per questo con Fondazione Homo Ex Machina siamo impegnati nella costruzione di una faculty di 500 talenti under 25 che scambiano mentorship bi-direzionale con leader di settori diversi, così avremo occhi che brillano che ridefiniranno i confini degli ecosistemi insieme ai capelli bianchi.

Sei stato tra gli influencer che hanno contribuito al libro di Massimo Ciaglia: The Startup Canvas. Cosa ne pensi del suo nuovo canvas ideato appositamente per le startup e del successo che sta riscuotendo?

La curiosità mi ha spinto a conoscere e a comprendere le specifiche di questo nuovo canvas per startup. Il suo sistema in 12 building blocks rappresenta un valido supporto per fare bug fixing in una startup. Seguendo la nuova guida operativa si ottiene un processo guidato in una realtà che ha sempre una definizione permanente in evoluzione.

Se anche tu vuoi seguire il consiglio di Jacopo Mele, evitando così di commettere errori durante il processo di creazione e di sviluppo della tua startup, allora

Raccolta fondi

Qual è il momento migliore per la raccolta fondi e come farla?

L’ultima volta abbiamo cercato di riassumere in poche righe le strategie principali per una delle attività più importanti per una startup (che sia alle fasi iniziali o già avviata) ovvero la raccolta fondi. Qui di seguito un ulteriore focus, ugualmente importante, sul fundraising

Oggi, cercheremo di far luce su altri aspetti interessanti che non devono essere lasciati in secondo piano: qual è il momento più appropriato per attivare queste strategie per il fund raising? E, soprattutto, come fare per attrarre gli interlocutori più adeguati per la raccolta fondi?

Per rispondere a queste domande è necessario partire dall’inizio e ripercorrere brevemente tutti i passaggi utili alla costituzione e alla crescita di una startup perché primo, non esiste un solo momento giusto per fare riferimento agli investitori e in secondo luogo, non tutti gli investitori sono da considerarsi appropriati.

Ogni stage di crescita di una startup ha, a sua volta, una fase di finanziamento di riferimento che deve essere rispettata. Raccogliere, per esempio, 1M di euro nelle fasi iniziali, quando ancora non è stata fatta né una vera e propria validazione del mercato né è stato creato un prodotto finito, ha sicuramente poca utilità e, anzi, potrebbe considerarsi perfino dannoso poiché le risorse che abbiamo ricavato anche tramite la raccolta fondi potrebbero essere utilizzate in maniera errata e potrebbe essere sprecata, così, una grande opportunità (senza considerare che nessun fondo investirebbe su un progetto a così alto rischio!).

 

Raccolta fondi: cosa tenere in considerazione

Il timing, di conseguenza, diventa un aspetto cruciale, soprattutto perché si deve tenere a mente che l’investitore che eroga un finanziamento, molto rischioso in alcuni casi vedendo il tasso di mortalità delle startup, ha tutto da guadagnare nel tirare per le lunghe l’elargizione di capitale dato che usualmente la valutazione della società rimane fissa e, quindi, più si guadagna tempo più il rischio diminuisce.

Quindi, una volta studiata e definita una strategia con tutti gli strumenti del caso (The Startup Canvas in questo può esserci sicuramente molto utile) ed aver prima validato l’idea attraverso il problem-solution fit per, poi, averla fatta conoscere al mondo attraverso una buona strategia di comunicazione e PR; allora, a quel punto, si può iniziare a pensare di aver creato una leva naturale su cui puntare per partire.

Questa leva è utilizzata per attrarre i primi capitali provenienti da investitori semi-professionali e non, per sviluppare il primo seed round creando, a quel punto, un MVP che porterà ad una validazione del mercato attraverso il product-market fit.

Completato il primo round di investimenti che, usualmente, si aggira tra i 50k e i 150k, allora si può passare al round successivo relativo alla raccolta fondi utile al vero e proprio lancio della startup.

I finanziamenti sostanziosi raccolti (si parla di Round A con 1M/ 1M e mezzo di investimento) nella fase successiva, di fatti, saranno utili per sovvenzionare tutte le attività più onerose di una società come il marketing e lo sviluppo della tecnologia (soprattutto se si parla di una startup tecnologica che utilizza tecnologie all’avanguardia) per creare il prodotto vero e proprio e generare la traction tanto attesa.

 

In sintesi come muoversi per la raccolta fondi!

Ricapitolando, quindi, possiamo identificare due momenti ben distinti in cui risulta necessario attrarre capitali. Sono quindi due i momenti dedicati alla raccolta fondi.

Il primo è all’inizio, quando, in seguito al bootstrap inziale fatto di stenti ed investimenti minimali provenienti soprattutto delle finanze personali, ci si interfaccia orientativamente su quelle che vengono convenzionalmente definite come le 3 F, ovvero Family, Friends and Fools e su altri interlocutori più o meno strutturati.

Questi possono essere Business Angel (quindi abbienti che decidono di investire su società con un alto rischio ma anche una previsione di profitto elevata), Club Deal (gruppi di Angel che mettono insieme le loro finanze per provvedere a finanziamenti più cospicui), incubatori ed acceleratori.

Anche l’equity crowdfunding può essere un’alternativa interessante per permettere alle masse (fools) di contribuire allo sviluppo di un progetto.

Il secondo Round, sempre dedicato alla raccolta fondi, invece, si mette in atto quando la startup inizia ad essere più strutturata e iniziano ad esserci metriche interessanti unite ad una traction che diventa di vitale importanza quando ci si trova davanti ad investitori che intendono elargire somme di denaro elevate come i VC.

Se vuoi avere maggiori informazioni sulla raccolta fondi

 

bandi per startup

Call per startup: 7 selezioni da non perdere

Vuoi partecipare a call per startup o a finanziamenti per startup a fondo perduto? Qui tutto ciò che ti occorre sapere sulle prossime e imminenti opportunità.

Continuano i nostri aggiornamenti sul mondo startup e in particolare relativi alle call o ai bandi per startup. Sono molti i lettori che ci hanno chiesto dettagli sui prossimi contest e applications a cui potersi iscrivere.

Spesso, infatti, perdiamo di vista quelle che potrebbero essere delle vere e proprie occasioni per la propria idea di business. Vediamo quindi gli ultimi bandi per startup che consentono agevolazioni a fondo perduto o in equity.

Bandi per startup: ecco dove presentare domanda

Social Fare, centro per l’innovazione sociale, ha promosso Design Your Impact e Foundamenta#7. Nel primo caso la call è indirizzata ad un team con una business idea da trasformare in un’opportunità imprenditoriale o ad un’impresa a impatto sociale o cooperativa che vuole innovare la propria offerta. Il programma si articola in 10 giorni, precisamente due giornate full time per ciascun modulo. I moduli sono 5 complessivamente.

Foundamenta#7 è la call alla sua settima edizione per impresa e startup ad impatto sociale. Il programma si articola in 4 mesi di accelerazione full-time con residenza a Torino.

Per maggiori dettagli su entrambe le call, leggi il loro programma.

Tra i bandi per startup vi segnaliamo Alperia, che ha come obiettivo rivoluzionare insieme alle idee più innovative il settore energetico in Italia e nel mondo. Il progetto partirà il 10 e 11 dicembre a Bolzano ed è aperto a startup, PMI innovative, progetti di ricerca universitari e a giovani talentuosi.

Il bando per startup ha come data di scadenza lunedì 5 novembre. Verranno selezionati i progetti per la presentazione del progetto tramite intervista online e pitch. Coloro che verranno selezionati potranno accedere alle due giornate di accelerazione a Bolzano. Il concorso startup 2018 non si rivolge soltanto al settore green economy, ma anche ad altri campi, come smart mobility e smart home&building automation.

Tra le call per startup 2018 vi comunichiamo la possibilità di poter accedere a Tech up 2018, l’iniziativa finalizzata a raccogliere le migliori proposte di giovani realtà innovative, startup, spin-off, PMI e ricercatori per rispondere ai bisogni di tecnologie emergenti espressi dalla Grande Impresa. I vincitori potranno usufruire di un canale privilegiato di incontro con le Grandi Imprese tramite un percorso di accelerazione di FR&I. Qui maggiori dettagli.

Per i bandi startup Emilia Romagna c’è il progetto Upidea! Startup Program, volto a selezionare nuove idee imprenditoriali e startup che hanno l’obiettivo di incentivare la nascita di nuove imprese nel territorio. Il bando è aperto sia a startup non ancora costituite che costituite, ma da non più di 36 mesi in qualsiasi settore, caratterizzato da soluzioni innovative sia digitali che fisiche. La domanda scade il 31 ottobre.

Bandi per startup: i contest

Premio Alamo è un contest che ha l’obiettivo di sostenere progetti imprenditoriali. Per poter accedere al bando per startup bisogna:

  • Avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
  • Possono partecipare, oltre che i cittadini italiani singoli o in team, anche società costituite da meno di 6 mesi.

Per partecipare a questa selezione c’è tempo fino al 31 ottobre. Il vincitore riceverà un premio di 10 mila euro, mentre il secondo e il terzo posto si aggiudicheranno un premio di 6 mila e 3 mila euro rispettivamente. Per partecipare occorre inviare una relazione in PDF all’ indirizzoinfo@fondazionealamo.it. I candidati che hanno già partecipato all’edizione precedente possono partecipare ma con un progetto diverso.

Call4Ideas è un contest di Bnp Paribas Cardif dedicato alla sostenibilità. È alla sua quinta edizione e ha raccolto nel corso del tempo ben 300 candidature. Verranno premiate le tre idee più innovative nel settore della tecnologia, prodotti e servizi. Gli interessati potranno presentare domanda entro e non oltre il 22 ottobre.

Tra i bandi per startup segnaliamo il Travel-Tech Innovation Contest 2018 promosso da Zani Viaggi in collaborazione con StartupBusiness. La società cerca progetti legati al suo core business, rivolgendosi a sviluppatori, software house, startup, fornitori. Il contest è dedicato in particolare al turismo incoming e alle piattaforme tecnologiche per la gestione dei servizi, per la vendita delle offerte e per l’integrazione tra i partner che concorrono a mettere a punto pacchetti completi. Per presentare domanda c’è tempo fino al 31 ottobre. Per maggiori dettagli, vai al programma.

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Startup Innovative

Startup Innovative: cosa sono, requisiti e agevolazioni

Ecco tutto quello che devi sapere sulle startup innovative!

La tua business idea è pronta e probabilmente ti stai chiedendo in quale categoria possa rientrare: startup, startup innovative o PMI innovative. Bene sei nel posto giusto! Perché oggi chiariremo alcuni aspetti delle startup innovative:

  • Cosa sono;
  • Requisiti;
  • Agevolazioni.

Ma andiamo con ordine!

Cosa sono le startup innovative? Il quesito trova risposta congrua nella Legge n.221 del 19/12/2012 nella quale vengono indicate le agevolazioni e i requisiti per accedere al Registro delle Imprese. Il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha elaborato il Decreto Crescita 2.0, definendo cosa sono le startup innovative, quali sono le agevolazioni fiscali e gli strumenti dedicati alla crescita dell’azienda.

Nell’art. 25 del Decreto Crescita 2.0 si legge che le startup innovative sono: “società di capitali di diritto italiano, costituite anche in forma cooperativa, o europea fiscalmente residente in Italia, che abbiano come oggetto principale della propria attività la produzione, lo sviluppo e la commercializzazione di servizi o prodotti innovativi ad alto tasso di tecnologia. Sono startup innovative sia le srl che le spa, le sapa e le società cooperative”.

Startup innovative requisiti

 

Per definire ancora meglio le startup innovative, è giusto andare ad indicare quali sono i requisiti per poter accedere all’iscrizione della sezione speciale del Registro delle Imprese.

Ecco quali sono i principali requisiti startup innovative:

deve essere costituita da non più di 60 mesi;

  • deve svolgere attività di impresa In Italia;
  • a partire dal secondo anno i ricavi non devono superare i 5 milioni di Euro;
  • non distribuisce e non ha mai distribuito utili
  • ha quale oggetto sociale prevalente lo sviluppo, la produzione o la commercializzazione di prodotti o servizi ad alto contenuto innovativo e tecnologico
  • non è stata costituita da scissione societaria o cessione di ramo di azienda
  • deve possedere almeno uno dei seguenti tre requisiti: 1) le spese in ricerca e sviluppo sono almeno pari al 15% del maggior valore tra costo e valore totale della produzione, 2) impiego di dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in una quota almeno pari a 1/3 della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca, 3) essere titolari di almeno una privativa industriale.

Startup innovative agevolazioni

 

Fino a qualche anno fa si investiva creando società all’estero, perché in Italia non avevamo un regime agevolato per le startup. Le startup non erano normate come entità legale. Inoltre, c’è da considerare che in Italia la tassazione è molto alta. A livello giuridico/lavorativo siamo molto penalizzati, quindi molti startupper decidevano di basare le proprie società all’estero cercando anche investimenti al di fuori del nostro paese.

Oggi la situazione è per fortuna cambiata! Infatti, da qualche anno è stata creata la normativa per le startup innovative in Italia, che sono arrivate ad oggi a 9609 (fonte infocamere). Oggi è possibile creare un’azienda ed iscriverla in un registro speciale, che è, come è stato citato prima, il registro delle imprese innovative.

Essere un’impresa innovativa significa avere tante agevolazioni, ovvero sulla tassazione, sulla possibilità che non si può fallire, ma andiamo più nel dettaglio. Ecco quali sono le agevolazioni per le startup innovative:

    • Costituzione gratuita con firma digitale
    • #ItalyFrontiers
    • Esonero diritti camerali e bolli
    • Disciplina societaria flessibile (Srl=SpA)
    • Facilitazioni ripianamento delle perdite
    • Inapplicabilità disciplina società di comodo
    • Maggiore facilità nella compensazione dell’IVA
    • Disciplina del lavoro tagliata su misura
    • Salari dinamici
    • Stock option & work for equity
    • Incentivi fiscali per chi investe in startup innovative
    • Equity crowdfunding
    • Accesso smart al Fondo di Garanzia per le PMI
    • Carta servizi ICE per internazionalizzazione
    • Smart & Start Italia
    • Italia Startup Visa
    • Italia Startup Hub
    • Invitalia Ventures
    • Fail-fast

Per maggiori dettagli, ti invitiamo a leggere il seguente documento redatto dal MISE.

Da qui puoi ben capire che ci sono tutta una serie di interessanti agevolazioni che consentono a chi crea una startup innovativa di accedere ad importanti benefici, come la possibilità di accedere a finanziamenti a debito dove il medio credito centrale ti garantisce l’80% del tuo finanziamento, quindi non bisogna mettere garanzie personali. Ci sono tutta una serie di vantaggi a livello di accesso al credito, a livello giuridico lavorativo, per gli investitori perché chi investe risparmia il 30%, una disciplina speciale per chi non può fallire e tanto altro ancora.

Oggi c’è il piano industria 4.0 che è stato inserito e approvato due anni fa, che ha portato in Italia un’altra ondata di grossi vantaggi al fine di far crescere l’industria in Italia e vale per tutte le aziende, comprese quindi le startup innovative.

Prima fra tutte, il credito d’imposta, ovvero tutto ciò che spendi in ricerca e sviluppo all’interno della tua startup il 50% lo Stato te lo restituisce indietro. Facendo un esempio semplice, se lo startupper o il manager spendono 100k in realtà 50k è la vera spesa, perché il 50% ti ritorna indietro come credito d’imposta. Per la pubblicità è addirittura il 90%! (Per il credito di imposta ti invitiamo a visitare il MISE alla seguente sezione).

Inoltre, sempre nel piano industria 4.0 è presente il patent box con cui puoi avere credito e risparmiare sulle tue tasse se lasci come patent box i tuoi brevetti, i tuoi marchi con un contratto alla tua società.

Oggi quindi investire in Italia rappresenta una grande opportunità.

È importante anche sottolineare che è possibile costituire una nuova impresa innovativa direttamente via web, con firma digitale e senza andare dal Notaio. Il tutto grazie all’Investment Compact varato nel 2015 che ha introdotto la possibilità di costituire startup online, mediante la compilazione di un modello standard di atto costitutivo, e validarlo per mezzo della propria firma digitale.
Finalmente quindi anche le startup innovative si possono creare direttamente online indipendentemente dal capitale a disposizione. È sufficiente chiedere la firma digitale che bisogna ottenere dalla Camera di Commercio. Ti arriverà poi una chiavetta con cui potrai firmare e fare tutto online.

Quindi abbiamo tutta una serie di vantaggi nati per agevolare le startup innovative, la crescita di società e facilitare le iniziative di nuove imprese aziendali.

Vuoi approfondire l’argomento? Siamo qui per questo!

Raccolta fondi

Startup: le migliori strategie per fare raccolta fondi

Uno degli aspetti, sicuramente, più importanti quando ci si interfaccia con il mondo delle startup e con la crescita delle stesse è la raccolta fondi. Scopriamo insieme tutti i segreti e le strategie!

La raccolta dei fondi, o fund raising, per utilizzare un inglesismo, consiste nella definizione di strategie atte ad una corretta ricerca e selezione degli investitori coinvolti in base allo stadio di crescita di una startup.

Infatti, per ogni fase di sviluppo di una startup, corrispondono diversi stakeholder di riferimento che vengono chiamati in causa nel momento in cui si ha bisogno di un finanziamento. Di fatto, la raccolta fondi non si esaurisce praticamente mai, poiché viene iniziata ancora prima che la startup venga costituita formalmente per poi esaurirsi, in Italia, in media in circa sei mesi ed essere pronti al round successivo.

L’ammontare necessario durante le prime fasi di costituzione di una startup non è un numero casuale ma viene calcolato tenendo presente, in primis, le risorse già disponibili in azienda e facendo un’analisi finanziaria che conduce ad avere una idea ben precisa del fabbisogno finanziario richiesto per rendere sostenibile il proprio progetto.

Quando si parla di risorse non si considerano solo quelle finanziarie ma tutti gli asset che possono essere utili e utilizzabili nel dare valore aggiunto alla startup in questione.

Usualmente per fare una stima corretta e coerente del valore reale della startup e delle previsioni dei flussi di cassa futuri, a meno che uno non sia in grado di provvedere autonomamente a ciò, è necessario affidarsi a professionisti del mestiere che creeranno un Investor Deck completo di Business Plan e Financial Plan. Bisogna creare prima di tutto un Business Plan a prova di investitori!

In base a questa analisi, sarà più facile capire le previsioni dei flussi di cassa futuri ed in questo modo, si riuscirà a calcolare il fabbisogno di partenza e quello di picco. Il fabbisogno di picco, per usare parole semplici, indica l’ammontare necessario affinché non ci troviamo in una situazione rischiosa di liquidità.

 

Raccolta fondi: a chi rivolgerti?

 

La strategia vincente per la raccolta fondi è rivolgerti alla persona giusta nel momento giusto! Vediamo insieme chi sono e chi saranno i nostri interlocutori a seconda dello stage di una startup.

Come dicevamo sopra, gli interlocutori con cui è necessario mettersi in contattoper la raccolta fondi possono variare in base alla fase di crescita dell startup. Per esempio, per una startup che si trova in fase pre-seed e, che, quindi, ha appena iniziato a sviluppare un MVP funzionante, dovrà confrontarsi con i cosiddetti FFF, ovvero Family, Friends and Fools.

Nonostante questa teoria non venga sempre considerata come una buona strategia di funding o raccolta fondi, si è soliti pensare che i primi finanziatori, a cui uno startupper debba fare affidamento, siano proprio i familiari, gli amici stretti o i poveri sciocchi che credono così tanto in quel progetto da investirci capitale senza avere la minima idea di come potrà andare a finire.

Un altro interlocutore importante per la raccolta fondi, al di fuori della cerchia di amici e familiari, sicuramente più preparato in fatto di finanziamenti in progetti rischiosi sono i Business Angel. I Business Angel possono essere considerati come i primi finanziatori semi-professionali che, guadagnata una certa esperienza nel loro campo di azione e una certa quantità di denaro, decidono di metterla a disposizione di altri imprenditori con idee innovative da finanziare.

In Italia, i Business Angel più importanti e conosciuti sono: l’Associazione Italiana dei Business Angel (IBAN), oppure a livello internazionale esistono diverse piattaforme come Angel List.

I Club di Angel, poi, sono gruppi di Business Angel che si riuniscono per aumentare il finanziamento da investire dato che usualmente l’ammontare di un Angel non arriva ai 100k€. In questo caso i Club più famosi sono: Italian Angels for Growth (IAG), il Club degli Investitori di Torino, Angel Partner Group e Angels 4 Innovation.

Gli acceleratori e gli incubatori sono importanti protagonisti per la raccolta fondi. Loro sono infatti professionisti da tenere in considerazione se si è una startup in fase pre-seed che necessita non solo di raccolta fondi ma anche di know how utile a crescere. Eh si perché gli incubatori, per esempio, sono istituzioni private o pubbliche che mettono a disposizione della startup un insieme di servizi come la postazione di lavoro, la connessione ad internet e sessioni di mentoring in cambio di una piccola percentuale di quote nella società.

Alcuni dei più importanti, in Italia, sono: LVenture, Digital Magics, H-Farm e l’Impact Hub.

Gli acceleratori, invece, intervengono usualmente in una fase più avanzata di crescita con attività di affiancamento nello sviluppo di business a livello sia nazionale che internazionale.

 

Raccolta fondi: altre strategie e suggerimenti

 

Una buona strategia per la raccolta fondi, poi, potrebbe essere quella legata ai bandi di finanza agevolata. Esiste un numero considerevole di bandi e concorsi con a disposizione fondi più o meno sostanziosi anche per chi non ha ancora in mano niente di solido, ma semplicemente una buona idea da mettere in pratica. Attraverso i bandi di finanza agevolata, il finanziamento può essere erogato in  quota parte a fondo perduto, o, per l’appunto, a debito con un tasso agevolato.

In genere, queste iniziative sono sostenute dai Comuni, dalle Regioni, dai Ministeri, dalle Camere di Commercio, dall’Unione Europea, Fondazioni o dalle grandi aziende. Tra gli altri ricordiamo anche Invitalia molto attiva in questo senso con il bando Smart & Start.

Se, invece, la startup è già avviata, con un MVP funzionante, con alcune metriche performanti oltre che una traction interessante, allora è possibile pensare di presentarsi davanti a società di Venture Capital per la propria raccolta fondi. Queste società partono da un minimo di 500k investendo in società con un alto tasso di rischio e non ancora quotate sui mercati finanziari. Le più importanti in Italia sono: 360 Capital Partners, Innogest SGR, United Ventures, Primomiglio SGR, Vertis SGR, Panakes Partners, Quadrivio SGR, Principia SGR, Telecom Italia Ventures, P101, Meta Ventures  e Club Italia Investimenti.

Se non sai come raccogliere i fondi, rivolgiti anche tu al nostro staff di advisory.

Raffaele Gaito

Il lavoro del futuro: il growth hacker, intervista a Raffaele Gaito

Abbiamo deciso di predisporre una sezione dedicata ai professionisti. Incontreremo per voi startup coach, mentor, imprenditori, influencer e professionisti del settore per sciogliere i vostri dubbi e per farvi conoscere “i segreti del mestiere”. La nostra prima intervista è con Raffaele Gaito. Scopriamo subito chi è!

Oggi abbiamo il piacere di intervistare un professionista nel settore del growth hacking, un argomento ancora poco conosciuto nel mondo delle startup.

L’influencer che abbiamo incontrato è Raffaele Gaito, imprenditore digitale, startup mentor e autore del libro “Growth Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business”, best seller su Amazon e che ha contribuito al libro di Massimo Ciaglia, “The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro”.

Seguitissimo sui social, affianca inoltre aziende, startup e professionisti nei loro progetti. A 15 anni ha scritto la sua prima riga di codice, a 17 ha aperto il suo primo blog e a 20 ha lanciato la sua prima azienda. Oggi è anche partner di YourDigital.

Ma ora veniamo all’intervista a Raffaele Gaito e che tutti stavano aspettando.

L’Intervista al Professionista Raffaele Gaito

1) Ciao Raffaele e grazie per aver accettato la nostra intervista. Veniamo subito al cuore del nostro incontro. Nel 2010 Sean Ellis scrisse un articolo nel suo blog dal titolo: “Find a Growth Hacker for your startup”. Ad oggi, dopo 8 anni dalla sua pubblicazione, quanto credi che questa figura si sia affermata nell’ecosistema startup? E perché non si è “posizionata” del tutto, vista la forte correlazione che esiste tra startup e growth hacking?

La correlazione tra growth hacker e startup c’è stata solo in fase iniziale. Sean Ellis si riferiva con quel suo post alle startup, perché erano le aziende con cui lui lavorava e che, per ovvi motivi, erano più aperte verso questo tipo di figura e di metodologia.

La verità è che nel tempo il growth hacking è maturato parecchio ed è stato adottato anche da aziende con business tradizionali (le cosiddette PMI) e aziende di dimensioni più grandi (le corporate). Ad oggi si parla di Growth Hacking in realtà come Coca-Cola, IBM, Intuit, Heineken, ecc. Non proprio startup!

Nonostante questo le startup, per propria natura, sono le aziende che beneficiano maggiormente dell’utilizzo di questa metodologia perché per definizione hanno scarsità di risorse, soldi e tempo in primis.

2) L’obiettivo del growth hacker e del marketer può essere assimilato ad uno stesso valore o obiettivo. Entrambi vogliono raggiungere la crescita, la visibilità e quindi il successo dell’azienda. Ovviamente l’approccio differisce. Come pensi che la figura del growth hacker possa convivere con quella del marketer per le realtà con poco budget, che quindi per ottimizzare dovrebbero fare una scelta?

Certo che sono due figure che possono convivere. Nessuno ha mai detto che il marketing è morto o che il marketing è stato sostituito.

Ci sono due aspetti da considerare nella risposta:

1. Il Growth Hacking non è solo marketing. Si potrebbe lavorare potenzialmente per mesi (se non anni) sul processo di growth hacking senza mai intervenire su aspetti di marketing. I casi studio più famosi al mondo sono tutti basati su attività di prodotto e, anche per esperienza personale con i miei clienti, confermo la cosa.

2. Il Growth Hacking lavora nel territorio dell’incertezza, muovendosi con tempi veloci e budget bassi. Ma una volta che un esperimento è stato validato, se si tratta di un’attività di marketing, potrebbe benissimo passare al reparto marketing per farlo scalare e mettere a sistema.

Ovviamente questa configurazione ha senso in una realtà più strutturata e più grande. In una piccola azienda o in una startup, solitamente il team di GH basta e avanza.

3) In Silicon Valley la figura del growth hacker è tra le più richieste. In Italia si sta affermando sempre di più questa figura. Ma probabilmente qui il problema per questi professionisti non è l’occupazione, ma che non siano così numerosi, visto il background richiesto. Non a caso un recente studio condotto da Modis Italia parla di digital mismatch, ovvero la carenza di profili professionali rispetto a quelli che il mercato potrebbe assorbire. Basti pensare che nella realtà ICT il 22% delle posizioni aperte in Italia non vengono ricoperte da personale con le skills richieste. Cosa ne pensi a riguardo?

Posso affermare che sempre più laureandi e neo laureati mi contattano per sapere come diventare growth hacker. Quindi se da un lato è vero che in Italia siamo pochini, c’è anche da dire che è un settore nato letteralmente da una manciata di anni, dove un paio di noi si sono impegnati nella diffusione dell’argomento fino a farlo diventare (relativamente) “mainstream”.

Quindi da un lato inizio a vedere gli annunci di aziende che chiedono senza timore la figura del growth hacker e, finalmente, dall’altro lato anche giovani (e meno giovani) che si lanciano in una nuova sfida cogliendo le opportunità del mercato.

Ovviamente parliamo di figure junior nel 90% dei casi per il semplice fatto che solo una manciata di persone ha un’esperienza superiore ai 4-5 anni in un settore che è letteralmente nato 8 anni fa.

Ma visti i presupposti sono molto fiducioso nel futuro!

4) Quanto guadagna orientativamente un growth hacker?

È impossibile rispondere a questa domanda, così come sarebbe impossibile rispondere alla domanda “quanto guadagna un programmatore” o “quanto guadagna un graphic designer”. Servirebbe capire se è una figura junior o senior, quanti anni di esperienza ha, se fa questo lavoro come dipendente o come libero professionista, se lavora in una startup o in una grande azienda e così via.

Quello che posso dire con certezza è che in realtà estere consolidate sono tra le figure più pagate (e più richieste sul mercato). Negli USA lo stipendio annuo si aggira intorno ai 140k 180k l’anno, mentre in Inghilterra e Olanda (la patria europea del Growth Hacking) parliamo di cifre intorno agli 80k l’anno.

In Italia è decisamente presto per stilare una media, visto che ci contiamo sulle dita di una mano.

5) Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e come ti vedi tra 5 anni?

Per predisposizione naturale sono sempre alla ricerca del cambiamento e di nuovi stimoli. Nei prossimi anni vorrei concentrarmi ancora di più sugli aspetti di formazione e di public speaking. Trovo un immenso valore nel trasmettere le conoscenze ed è una delle attività che mi da di più in quanto professionista.

Ho diversi progetti in mente da questo punto di vista e il 2019 potrebbe essere un anno fondamentale per alcuni “segnali” che sto aspettando.

6) Data la tua esperienza come imprenditore, consulente aziendale, autore del libro ‘Growh Hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business’ e dopo aver dato il tuo contributo al libro di Massimo Ciaglia ‘The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro’, cosa ne pensi dell’innovativo canvas ideato da Ciaglia appositamente per le startup per guidarle nella loro fase di sviluppo e scale up?

Conosco Massimo da diversi anni e ammetto che quando mi ha mostrato il Canvas ero un po’ scettico, perché negli ultimi anni c’è stato un proliferare di Canvas, dalla dubbia utilità.

Gli ho chiesto quindi di farmelo vedere in azione attraverso qualche caso studio e li ho visto le potenzialità dello strumento. Riesce ad avere un approccio olistico al ciclo di vita di una startup aiutando l’imprenditore a tenere tutto sotto controllo come se fosse una vera e propria dashboard di comando.

La cosa più interessante a mio avviso è il fatto che non vada in contrasto con gli altri canvas, ma si pone ad un livello di astrazione superiore. Quindi, se vuoi, puoi scendere nel dettaglio usando uno dei canvas classici, ma senza perdere la visione d’insieme.

Se ancora non l’hai fatto,

Nomi startup

Che nome dare alla tua startup? Ecco l’iter da seguire

Nomi startup o scegliere nome startup…  sono queste le diciture che stai digitando su Google? Non ti preoccupare ti trovi nel posto giusto per la soluzione che cerchi!

Capita molto spesso di incontrare startupper che non sanno quale nome dare alla propria startup. Sembra strano, perché si incontrano persone che hanno perfettamente un’idea precisa in testa, a volte anche molto articolata e spesso abbinata a una nuova ed incredibile tecnologia, ma che poi effettivamente questa idea non sanno come chiamarla.

Prima di tutto vorrei tranquillizzarti dicendoti, come ti ho anticipato sopra, che si tratta di una situazione che ci capita spesso quando affrontiamo nuovi modelli di business. Quindi, rilassati prenditi un minuto e troviamo la soluzione. Siamo qui per questo!

Scegliere un nome per una startup non è semplice e sicuramente la difficoltà aumenta se si pensa che questa sarà l’identità digitale della tua startup per sempre. In corso d’opera, quando sarai finalmente conosciuto e posizionato sul mercato, di certo non potrai fare dietro front e cambiare il nome, perché non ti piace più o perché ne hai trovato un altro che ti piace di più.

Nomi per le startup: i nostri consigli

 

Nel nostro canvas, The Startup Canvas, l’unica guida operativa per startup, il naming viene affrontato in due aree: in primis nel blocco del marketing dove andiamo a definire l’identità digitale e il branding della tua startup e a seguire nel blocco della proprietà intellettuale insieme al dominio, al brevetto, al marchio, al design e ai diritti d’autore per proteggere il tuo brand.

Eh sì perché per i nome della tua startup, ma anche per altri progetti che vogliono lanciarsi sul mercato, si può notare una contro tendenza. Prima, si sceglieva la propria identità offline e online e poi si creava il dominio. Ora succede esattamente l’opposto!

Per i nomi delle startup bisogna prima verificare se il dominio scelto è disponibile. La scelta del dominio influenza la scelta del nome, perché oggi purtroppo i domini sono quasi tutti già occupati.

Puoi anche trovare un nome bello e accattivante, ma se il dominio è occupato non potrai posizionarti almeno sul digitale con quel brand. Quindi, in genere oggi si lavora al contrario per trovare il nome della propria startup!

Per verificare se il dominio è libero esistono appositi siti, come “Register.it”, “Aruba.it” e tanti altri che ti indicano se è libero ed anche il costo che dovrai sostenere per acquistarlo.

Per quanto riguarda la ricerca del dominio per il nome della tua startup ti consigliamo di:

  • Scegliere l’estensione .com, perché parlando di startup, avrai sicuramente l’intenzione di scalare anche negli altri paesi con una vision internazionale;
  • Il dominio deve essere sempre intorno agli 8 caratteri massimo 10;
  • Non deve contenere punteggiatura o trattini al suo interno;
  • Deve essere composto da lettere eventualmente da numeri;
  • Deve essere chiaro e semplice da scrivere per permettere agli utenti di poterlo scrivere mentre lo cercano sui motori di ricerca senza che abbiano difficoltà a ricordare come si possa scrivere. Questo perché l’utente è generalmente pigro, quindi non trovando subito il brand desiderato abbandonerà la ricerca e magari si sposterà proprio su un vostro competitor!
  • Il nome deve essere unico, perché aiuta il posizionamento SEO. Non bisogna prendere nomi inflazionati, ma scegliere un’identità che ricordi il nome della startup. Per farlo esistono diversi modi. Il consiglio in più che ci sentiamo di darti per la scelta del tuo nome, se vuoi trovare un nome assonante ad una parola esistente, ma non si riesce a trovare un dominio libero, è usare la doppia vocale. È il caso, ad esempio, di Badoo o di Poleecy.
  • Può essere un nome onomatopeico o che ricordi facilmente il mercato o il prodotto/servizio fornito dalla startup stessa.
  • Deve essere facile da memorizzare.

Inoltre, esistono anche strumenti che sono stati predisposti come generatore nomi startup o più genericamente come generatore nomi aziende. Un esempio fra tutti Shopify, che risulta essere anche un generatore nomi aziende gratis.

 

Nomi evocativi per farsi ispirare

 

Qui vi vogliamo raccontare alcuni casi curiosi di nomi di aziende leader nel loro settore. Questo vi servirà sicuramente per farvi ispirare e anche sorridere. Sei pronto? Partiamo subito!

  • Samsung: è una parola composta da due parti ‘Sam’ che significa tre e ‘Sung’ che significa stelle. Il loro successo era quindi già segnato dal loro nome!
  • Apple: ci sono state molto controversie in riferimento alla sua storia. In realtà, stando a quanto dichiarato nella sua biografia, Steve era tornato da un’azienda agricola, dove aveva acquistato delle mele. Decise quindi di chiamare quello che poi diventerà un vero e proprio colosso così, perché suonava divertente, spiritoso e non intimidatorio.
  • Amazon: è in onore del Rio delle Amazzoni, il più lungo fiume del mondo, a cui si ispira anche il logo.
  • Pepsi: l’inventore, Caleb Davis Bradham, dopo averla chiamata ‘Brad’s Drink’ la ribattezzò, dopo tre anni, per contrapporla alla parola dispepsia, che significa indigestione. Bradham infatti ritenne che la bevanda fosse utile per la digestione.
  • Asus: è l’acronimo di “As seen on screen”, ovvero come è sullo schermo.

Nomi startup: ok ho scelto il nome ed ora?

 

Dopo aver scelto il nome della tua startup è necessario creare un brand. Quindi, un logo identificativo che dovrà essere posizionato in modo unico sul mercato a fronte di quel nome. Chiunque vedrà quel nome dovrà immediatamente identificarlo in maniera univoca con la tua startup.

Andrà sviluppato il logo per il nome della tua società che noi consigliamo di registrare. Si inizia generalmente con la registrazione italiana del tuo brand e poi si avranno alcuni mesi di tempo per estenderlo anche negli altri paesi a livello europeo o addirittura mondiale.

Quindi si inizia da quello italiano e si attende un determinato periodo di tempo per capire anche se la tua startup sta avendo la crescita sperata. In tal caso consigliamo di estendere la registrazione del proprio marchio.

Sei ancora indeciso su quale nome dare alla tua startup? Richiedi il nostro supporto. Riceverai una consulenza gratuita da uno dei nostri advisor.

 

Team per startup

AAA Cercasi Team per Startup: ecco dove trovarli

Non hai il team per la tua startup, quello che volevi o meglio probabilmente in questa corsa ad ostacoli non c’è nessuno che possa tenderti la mano  per darti coraggio ad andare avanti? Non ti preoccupare qui la soluzione!

Non ti preoccupare, sei perfettamente in linea con tanti founder che hanno bisogno di membri per la loro startup.

Uno dei passi più difficili per la creazione della tua startup è  sicuramente la scelta del team. È tra gli aspetti più importanti che potrebbe portare addirittura alla vittoria o alla sconfitta della tua business idea. Per questo, il team della tua startup è così fondamentale!

Una startup è un lavoro di squadra ed è assolutamente impensabile di poter fare tutto da soli. Quanto dovreste lavorare per trasformare la tua idea di business in un progetto imprenditoriale? 48h su 24? Probabile!

Inoltre, non è detto che tu abbia tutte le competenze richieste per creare una startup ed è altrettanto fondamentale sapere che gli investitori non appena avranno tra le mani il tuo business plan vincente valuteranno anche questo.

I ruoli del team all’interno della startup che vengono controllati dagli investors, per verificare che la tua startup sia quella giusta su cui investire sono:

  • CEO (Chied Executive Officer) o amministratore;
  • CMO (Chief Marketing Officer) o direttore marketing, anche se oggi si sta estendendo la figura del Growth Hacker Officer;
  • CTO (Chief Technology Officer) o direttore tecnico

E’ importantissimo anche il loro track record, perché l’esperienza conta e contano anche gli errori e i fallimenti già avuti, ed in questo mondo per fortuna non in chiave negativa.

Compresa l’importanza del team, ma probabilmente lo sapevi già, ti sei messo a cercare cercasi collaboratori per startup, startup cercano componenti o più semplicemente trovare team startup.

 

Il Team: la stessa vision conta

 

Uno degli elementi principali all’interno di una startup è senza dubbio quindi il team.

Una squadra di lavoro coesa ed efficiente può portare un’idea al successo in poco tempo mentre un team insoddisfatto e poco produttivo può avere la capacità, oltre che di disgregare l’unione dell’azienda anche di farla fallire velocemente. Bisogna trovare collaboratori per startup giusti e in linea con le proprie idee.

All’interno di qualsiasi organizzazione, ma sopratutto all’interno di una startup vista la forte necessità di ottimizzare i costi, ad ogni individuo deve essere riconosciuto un determinato ruolo, risultato dell’incontro tra le competenze e conoscenze del singolo con i bisogni dell’azienda. Ad ogni figura del team bisognerà assegnargli un ruolo e soprattutto degli obiettivi e motivarlo al raggiungimento degli stessi.

I ruoli per essere interiorizzati in maniera ottimale e, di conseguenza, per essere espletati nel migliore dei modi vanno innanzitutto ben identificati all’interno dell’organigramma aziendale da parte della startup, per poi essere affidati ad elementi ricercati e valutati in base alle loro aspirazioni e capacità.

La fase più delicata nell’ambito dell’assunzione delle risorse umane è, infatti, rappresentata dalla scelta dei collaboratori che andranno a formare il team di lavoro una volta all’interno dell’organizzazione. Bisogna sempre ricordarsi che risulta molto più dispendioso in qualità di risorse sia economiche che a livelli di tempo, accogliere nell’organico un elemento non in sintonia con la visione aziendale piuttosto che spendere qualche giorno in più nella ricerca della figura giusta. I componenti del team devono avere la stessa vision ed essere allineati, status che viene professato da tante importanti realtà di successo.

Per vision aziendale si intende:

  • La struttura interna ed esterna;
  • I mercati su cui posizionarsi;
  • I prodotti/servizi da offrire;
  • Le strategie da perseguire per raggiungere il successo;
  • Gli obiettivi.

È necessario che le aspettative del nuovo assunto o del collaboratore autonomo (questo dipende dal tipo di rapporto lavorativo che volete istituire) convergano con quella della startup. È molto importante che i principi fondamentali dell’organizzazione siano condivisi dalla figura in questione perché, in caso contrario, diventerebbe molto più difficile farli diventare propri nel tempo e ciò porterà, prima o poi, al contrasto.

Per questo motivo, prima di assumere qualcuno e capire, poi, di non aver fatto la scelta giusta, il nostro consiglio è quello di scremare in maniera selettiva le domande di lavoro e scegliere il candidato che, oltre ad essere in possesso di un background sia accademico che professionale in linea con l’offerta di lavoro del caso, sia in grado di condividere anche la filosofia che regola l’ambiente lavorativo.

Inoltre, è necessario sottolineare che per promuovere l’occupazione di specifiche categorie di soggetti che faranno poi parte del team startup, sono state introdotte agevolazioni e incentivi per le aziende che intendono inserire nuovo personale.

Questi incentivi sono per lo più contributi economici o sgravi contributivi per i datori di lavoro per la stipula di determinate tipologie contrattuali o per l’assunzione di determinate categorie di lavoratori, come ad esempio donne, giovani, disoccupati ecc.

Inoltre per le startup iscritte al registro delle imprese innovative  è anche prevista la forma in work for equity.

 

Il Team: 2 le strade da seguire

 

Ma tornando a noi, come possiamo fare per trovare queste risorse così importanti? E come fare per valutarle?

Spesso una startup non ha al suo interno un dipartimento delegato alla gestione delle risorse umane e, per questo motivo, per trovare le figure adatte per la propria startup o più genericamente personale qualificato, si deve operare attraverso intermediari.

Per quanto riguarda questi mezzi utili alla ricerca e selezione dei candidati vi sono varie agenzie di lavoro, più o meno tradizionali, presenti sul mercato atti ad aiutare le startup in questa attività. Per l’attività di recruiting del team della propria startup!

La prima forma di intermediario digitale a cui sicuramente avete pensato è quella rappresentata dai social media.

È vero. Oggigiorno la forma più veloce per la creazione del proprio team, e spesso la più efficiente per la ricerca del personale, è proprio quella messa a disposizione dalle piattaforme virtuali del settore, dove la più famosa è sicuramente LinkedIn, ma esistono diverse piattaforme che offrono questo servizio specificatamente per le startup.

Per fare qualche nome, network quali Angel list e F6s mettono a disposizione le loro piattaforme per fare incontrare, oltre che startup ed investitori, anche startup con startupper o aspiranti tali.

Ma come funzionano questi operatori che ti permettono di creare il tuo team per startup? Il processo è molto semplice, basta iscriversi sulla piattaforma con la propria startup e inserire l’offerta di lavoro, con le relative specifiche, per la quale si stanno cercando nuove figure. Una volta fatto ciò si attendono le diverse risposte, un po’ come funzionano tutti i social network creati per questa ragione.

Attraverso l’utilizzo della tecnologia, la ricerca di figure giuste è sicuramente molto più veloce e facile, ma si possono adottare anche strategie alternative quali, per esempio, affidarsi a specialisti del settore che operano come agenzie interinali tra startup e aspiranti startupper.

Oltre ai mezzi digitali, infatti, esistono ancora metodi tradizionali che si affidano ad una rete di relazioni non virtuali per trovare le figure professionali richieste.

Infine spesso per abbattere i costi fissi legati all’assunzione di figure full time all’interno della propria startup, determinate attività di sviluppo, quali per esempio lo sviluppo di portali ecommerce, prodotti ICT, mobile App, siti, e molto altro, si preferisce affidarlo a partner esterni qualificati  che hanno le competenze e la struttura per sviluppare prodotti di ottimo livello qualitativo abbattendo costi e rischi e massimizzandone i tempi di delivery.

Se vuoi trovare il team migliore per il tuo modello di business o necessiti di un partner affidabile per i tuoi sviluppi ICT, senza perdere tempo con la certezza che sia quello giusto per te.